Pd-M5S, la spaccatura è totale. Lo strappo di Guerini: “Così indebolite tutti”
“Immaginare che un’alleanza possa ballare sulla politica estera, sulla difesa, sull’idea di Europa, significa non essere all’altezza di ciò che il momento storico richiede e indebolire la nostra credibilità nella sfida al centrodestra per il governo del Paese”. Sono queste le parole usate da Lorenzo Guerini, deputato del Partito democratico ed esponente di spicco dei riformisti dem, critici nei confronti della linea della segretaria Elly Schlein sull’alleanza con il Movimento 5 Stelle. “Prima o poi bisognerà giungere a una discussione responsabile anche nel centrosinistra su un tema così delicato e decisivo come la politica di difesa e sicurezza. Non farlo non risolve i problemi”.
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Per Guerini, “è stato importante unire le opposizioni, ma non basta”. E sulle primarie di coalizione precisa: “Le primarie possono essere lo strumento per decidere la leadership, non per risolvere le questioni politiche di un’alleanza”. Sul decreto Ucraina, che per Guerini “conferma” nella sostanza gli aiuti a Kiev, afferma: “Non so cosa farà il M5s. So di certo che il Pd voterà a favore della conversione del decreto, nonostante il desolante balletto del centrodestra di queste settimane: il sostegno all’Ucraina è molto più importante delle evidenti divisioni della maggioranza”.
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E se durante la maratona notturna sulla manovra alla Camera il M5s ha presentato un ordine del giorno contro le spese in difesa, Guerini difende la scelta di sette deputati del Pd che hanno votato “no”, a differenza del resto del gruppo che si è astenuto. “Ho condiviso pienamente la scelta dei sette colleghi che hanno votato no, anche perché, oltre a rappresentare una chiara posizione di merito, è anche un segnale rispetto a un metodo che non è accettabile: basta a posizionamenti il cui unico intento è provare a mettere in difficoltà l’alleato più grande. Credo sia il momento che tutti lo capiscano se vogliamo provare a vincere le prossime elezioni”.
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