Oggi andrà in scena il primo vero faccia a faccia tra Giorgia Meloni e Elly Schlein. Giornata fitta di incontri per la maggioranza che vorrebbe aprire la stagione delle riforme iniziando dall’introduzione del semipresidenzialismo alla francese, come indicato da Fratelli d’Italia, o del premierato, più gradito a Forza Italia. Mentre per ora resta fuori l’autonomia differenziata che Meloni ritiene troppo divisiva per cercare l’intesa con le forze di opposizione. «L’atteggiamento che mi aspetto» dal tavolo sulle riforme al via da domani «è lo stesso che offro io: è di apertura. Cerchiamo di capire se ci sono dei punti di sintesi in cui ci si può trovare tutti. Certo, da alcune dichiarazioni che leggo vedo delle chiusure pregiudiziali del tipo ’non vogliamo nemmeno parlarnè e non è quello che auspico. Dopodiché, io non arrivo con la mia ricetta o un modello ma con degli obiettivi: per me gli obiettivi sono garantire un rapporto diretto tra quello che fa il governo e i cittadini e garantire stabilità» ha detto Meloni. «Si possono copiare altri modelli o inventarne di nuovi, ma quel che conta e condividerli altrimenti uno prende atto che si vuole continuare a fare governi che passano sulla testa dei cittadini ma -sia chiaro- io ho un mandato. Io offro massima disponibilità se c’è disponibilità, ma non accetto atteggiamenti aventiniani o dilatori, nel senso che faccio quel che devo fare», ha concluso secca la premier.
Al tavolo per il governo insieme a Giorgia Meloni ci saranno: la ministra per le Riforme istituzionali Maria Alberti Casellati, il ministro degli
«Andremo all’incontro rimanendo fortemente critici sia con l’impostazione, questa non è materia governativa ma parlamentare, che con le proposte della destra che mirano a spostare il potere verso l’esecutivo ai danni del Parlamento. Ma soprattutto non siamo disponibili a riforme che mettano in mora il ruolo del Presidente della Repubblica, unico garante dell’unità d’Italia, o che spacchino il paese come la scellerata autonomia differenziata di Calderoli» ha detto il capogruppo al Senato Peppe De Cristofaro. Si conclude alle 18,30 con il Partito democratico. Ieri alle 8 si è svolta la segreteria dem, che ha coinvolto anche le commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, in cui Schlein ha messo a punto la strategia del partito riassumibile in un no all’elezione diretta del presidente del Consiglio e, men che meno, del Presidente della Repubblica. Apertura, invece, all’ipotesi di cancellierato, con un pacchetto di norme che comprende anche la «sfiducia costruttiva»; ossia l’impossibilità da parte del Parlamento di sfiduciare il governo se prima non ha concesso la fiducia al nuovo esecutivo. Il punto cruciale è che il governo per quanto sia in netta maggioranza sia alla Camera che al Senato ha bisogno di «condividere» il percorso di riforma costituzionale per non vederlo naufragare. E questo le opposizioni lo sanno e potrebbero fare leva su questo per mettere i bastoni fra le ruote del governo.
