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Lavoro e calo demografico, la Cgil vuole 150mila migranti in più ogni anno

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Dario Martini
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Alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi con il governo per discutere del decreto lavoro, la Cgil presenta la sua ricetta per garantire più occupazione nel Paese e, allo stesso tempo, combattere il calo demografico. Lo fa attraverso la Fondazione Di Vittorio, l’istituto nazionale del sindacato che si occupa di ricerca storica, economica, sociale.

La proposta è semplice: far entrare in Italia 150mila migranti in più all’anno rispetto a quelli che già arrivano regolarmente. Che questo sia l’approccio della Cgil lo confermano anche le parole del segretario Maurizio Landini di una decina di giorni fa: «Abbiamo bisogno di una politica che sia in grado di affrontare seriamente il problema dell’arrivo di persone non italiane nel nostro Paese. Vorrei ricordare che 5 milioni di lavoratori sono già qui, pagano le tasse e i contributi e permettono al Paese di stare in piedi, questa logica di usare la migrazione come elemento di paura sia stupida e sbagliata».

Insomma, mentre il governo si appresta a varare le nuove misure che superano il reddito di cittadinanza, mentre sta per tagliare ancora il cuneo fiscale ed introdurre nuovi incentivi alle assunzioni, la Cgil torna a cavalcare la necessità di far arrivare più immigrati. Nella ricerca realizzata dalla Fondazione Di Vittorio dal titolo «L’Italia tra questione demografica, occupazionale e migratoria» si evidenzia «come nel 2043 la popolazione in età da lavoro (15-64 anni) sarà inferiore di 6,9 milioni di persone. Per contrastare almeno parzialmente questo fenomeno l’attuale saldo migratorio dovrebbe aumentare di almeno 150mila persone all’anno». «Un calo insostenibile avverte il presidente della Fondazione Fulvio Fammoni - che se non contrastato con interventi immediati prospetterebbe un futuro di declino cui non ci si può rassegnare».

Nel rapporto si legge anche che «la diminuzione della popolazione è un fenomeno ormai consolidato con evidenti ricadute anche sul mercato del lavoro. Le previsioni probabilistiche a vent’anni (2043) segnalano una drastica riduzione della popolazione residente di oltre tre milioni rispetto ad oggi, come risultato di una diminuzione dei più giovani (-903mila) e delle persone in età di lavoro (-6,9 milioni) e di un aumento degli anziani (+4,8 milioni).

Tutto questo, mentre il meccanismo che alimenta la crescita della popolazione si è arrestato: il saldo naturale è negativo, mentre il saldo migratorio è positivo, ma del tutto insufficiente a compensare quello naturale. Un apporto aggiuntivo al saldo migratorio di +150mila persone all’anno consentirebbe in vent’anni di mitigare la diminuzione della popolazione totale e ridurrebbe il calo previsto della popolazione attiva». Il governo ha già fatto sapere che questa non è la priorità.

Durante la sua visita in Etiopia di metà aprile Giorgia Meloni ha spiegato che potrebbe anche avere senso se non ci fossero altre soluzioni. Il premier ne ha indicata una su tutte: dare più lavoro alle donne, per allineare gli indici di occupazione femminile alla media europea, e al tempo stesso mettere in campo nuovi e forti incentivi alla natalità.

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