Doveva essere il giorno del mea culpa, il giorno della responsabilità sia da parte della maggioranza sia da parte dell’opposizione, dopo il pasticcio di ieri a Montecitorio sulla relazione del governo sullo scostamento di bilancio. Invece l’Aula si è trasformata in un ring. Ma partiamo dall’inizio.
Due giorni fa grazie a un Consiglio dei ministri lampo e ai lavori serali della Commissione è stato possibile rivotare, nella mattinata di ieri, il testo. I lavori a Montecitorio iniziano con le dichiarazioni di voto e uno dei primi a intervenire è Angelo Bonelli che nel suo intervento si scaglia contro la maggioranza per lo scivolone del giorno prima.
«Ieri i parlamentari della destra hanno deciso di rimanere sul divano o di perdersi nei vani di Montecitorio non venendo a lavorare. Avete fatto passare i giovani che prendono il reddito di cittadinanza per scansafatiche, quando siete i primi a non venire qui in Parlamento pur essendo pagati bene per questo» ha detto Bonelli. Che continua parlando della campagna, presentata qualche giorno fa, del Ministero del Turismo «Open to meraviglia» con la Venere del Botticelli come virtual influencer per l’Italia.
«Alcuni giorni fa la Ministra del Turismo Santanchè ha lanciato una bizzarra campagna di promozione dell'Italia nel mondo, spendendo per un video 9 milioni di euro. Peccato, però, che buona parte di quelle immagini non sono state girate in Italia ma in Slovenia e il vino che veniva promosso non era italiano ma sloveno! Ma non vi vergognate un poco di come governate questo Paese? Non avete minimamente un po' di vergogna» ha tuonato Bonelli per poi esibire un cartello con la Venere e la scritta «Open to incompetenza».
Dopo Bonelli parla Matteo Richetti del Terzo Polo, ma il presidente della Camera Lorenzo Fontana è costretto a interromperlo perchè nel frattempo Bonelli ha avuto un malore. Il deputato dei Verdi viene portato in infermeria in carrozzina per poi essere trasportato al Policlinico Gemelli per ulteriori accertamenti. Verrà dimesso poco dopo.
Nel frattempo i lavori riprendono. La maggioranza appare compatta e vuole respingere ogni illazione su una presunta spaccatura. I conti li hanno fatti prima, alcune agenzie raccontano di un clima infuocato nella riunione del gruppo di Forza Italia con uno scontro fra Paolo Barelli e Alessandro Cattaneo sulle assenze del giorno prima.
Arriva il turno del mea culpa della maggioranza prima con Maurizio Lupi di Noi Moderati, poi con il capogruppo alla Camera per la Lega Riccardo Molinari e infine con il capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti. «Non perché ci è stato chiesto, ma perché lo riteniamo un dovere, noi chiediamo scusa agli elettori e al presidente del Consiglio Meloni per quanto è avvenuto ieri» ha Voti Il Def è passato alla Camera con 221 voti, ben 20 sopra i 201 necessari perla maggioranza assoluta detto Foti nel suo intervento.
«Questo spettacolo non l’avevamo mai dato - ha continuato - però se dobbiamo fare l’elenco e sentirci dire » che gli assenti della maggioranza stavano facendo «il ponte del 25 aprile, consiglierei all’opposizione di guardare le sue, di assenze, perchè non esiste un ponte per la maggioranza e un ponte per l’opposizione. Esiste un comune senso di responsabilità». E già qui le opposizioni hanno iniziato a rumoreggiare, ma il culmine doveva ancora essere raggiunto. Foti ha rincarato: «Non ci piace che chi ci viene a dare lezioni di istituzioni, guarda caso, proprio ieri, abbia scelto “l'Aventino” in Commissione giustizia, solo perché si era presentato il Sottosegretario Delmastro, nel pieno delle sue funzioni». A questo punto le opposizioni si scaldano, Serracchiani si sbraccia dal suo banco e Foti puntualizza: «Ho sentito tante volte l'ex capogruppo del Partito Democratico chiedere le dimissioni di questo o di quest'altro in quest'Aula. Mi dispiace non averla più come collega (è l'unica che si è dimessa)».
È costretto a intervenire il presidente della Camera Lorenzo Fontana per riportare l’ordine in Aula, ma la situazione sembra irrecuperabile.
I deputati del Partito democratico insieme a quelli dell’Alleanza Verdi-Sinistra italiana abbandonano i lavori mentre dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia si scandisce: «Fuori! Fuori». La tensione sale e mentre sta uscendo il deputato dem Nicola Stumpo si ferma per discutere animatamente con il gruppo dei Fratelli d’Italia, discussione che in breve tempo degenera tanto da costringere i questori a intervenire per evitare lo scontro fisico. A quel punto la seduta viene sospesa per 5 minuti.
Nel suo intervento Foti decide di affrontare un tema che sta circolando molto dopo l’inciampo sul Def della maggioranza: «Non possiamo dimenticare che alcuni quorum, funzionali per rendere efficaci le votazioni, che sono stati stabiliti quando questa Camera era di 630 componenti, sono rimasti immutati, nonostante la Camera sia stata ridotta a 400 componenti, e questo è un problema riferito, soprattutto, agli incarichi di Governo». Una tesi che non convince Roberto Giachetti del Terzo Polo: «Mi aiuti a far comprendere ad alcuni che la matematica non è un'opinione, o, come disse Totò, “la somma fa il totale”, e cioè la maggioranza assoluta, con il taglio dei parlamentari, non c'entra nulla. La maggioranza assoluta è in funzione del numero dei parlamentari, in percentuale: prima erano 316, ora sono 201. È la stessa cosa!». Alla fine arriva il via libera sia alla relazione del governo per lo scostamento di bilancio sia al Documento di economia e finanza con 221 e 115 contrari; nel pomeriggio arriva anche il via libera dal Senato. Sollevato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «Andiamo avanti come previsto: facciamo il decreto legge il 1 maggio e poi, sempre con quell’atteggiamento di responsabilità che mi sembra che stia producendo frutti, andiamo avanti- ha dichiarato il ministro a margine dei lavori della commissione Bilancio di palazzo Madama sul Def Credo che dagli errori si impara. Quindi spero che per il futuro non si ripetano situazioni simili».
