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Battaglia per la nuova Dc, lite su nome e simbolo: “Rotondi si deve fermare”

Dario Martini
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Scoppia la guerra per l’eredità della Democrazia Cristiana. Due giorni fa, dalle colonne de Il Tempo, è stato il deputato Gianfranco Rotondi, eletto con Fratelli d'Italia e presidente di Verde è Popolare, a lanciare il progetto di rinascita della Balena Bianca. Rotondi ha avviato un dialogo con Lorenzo Cesa dell’Udc e con Renato Grassi della «Dc storica» per far rivivere il partito che fu di Aldo Moro. Intende farlo mettendo insieme nome e simbolo. «Sto preparando la blindatura legale», ha spiegato, consapevole che la sua iniziativa sarebbe stata contestata da più parti. Come, infatti, è subito successo. Il primo a scendere in campo è Fabio Desideri, portavoce e coordinatore politico di quella che ritiene essere la vera Democrazia Cristiana: «Abbiamo fatto il Congresso nazionale il 17 e il 18 febbraio scorso, con la partecipazione di delegati da tutta Italia, e in quella occasione si è proceduto all’elezione assembleare degli organismi statutari del partito».

 

 

Desideri non è certo un volto nuovo nella politica. Ex consigliere regionale del Lazio e capogruppo della lista Storace a metà degli anni Duemila, dal 2008 al 2009 è stato compagno di partito proprio di Rotondi, nell’allora Democrazia Cristiana per le Autonomie. Poi, le loro strade si sono separate. Oggi sostiene che lo scioglimento della Dc del 1994, sotto la guida di Mino Martinazzoli che fondò il Partito Popolare Italiano, non è mai stato valido e che, quindi, il Congresso del partito tenutosi un mese fa non è il primo ma il XIX, dal momento che si è svolto in continuità con il XVIII, quello del 1989, che vide il passaggio della segreteria politica da Ciriaco De Mita ad Arnaldo Forlani. Il neo eletto segretario è l’avvocato Antonio Cirillo, che «ha formalizzato una serie di diffide nei riguardi di chiunque, a vario titolo, continui ad argomentare o utilizzare simbolo e nome della Democrazia Cristiana, non avendo né autorizzazione né legittimità alcuna», fa sapere Desideri, il quale aggiunge che una diffida è stata recapitata il 2 marzo scorso proprio a Rotondi.

 

 

Alla luce di questo scontro è comprensibile quanto affermato a Il Tempo il 17 marzo dallo stesso Rotondi. Il deputato, infatti, ha fatto sapere di «aver chiesto una consulenza legale, in modo che sarà impossibile per chiunque avanzare eccezioni di sorta». Il fondatore di Verde è Popolare ha detto anche di non aver mai scordato «l’accanimento giudizario di presunti animatori della Dc», motivo per cui adesso si vuole tutelare. Lo scontro è tutto finalizzato all’utilizzo del simbolo e del nome. Rotondi ha spiegato di essere depositario legale del nome, mentre l’Udc porterà in dote il simbolo. Una ricostruzione respinta dalla Dc che fa capo a Cirillo e Desideri. Per quest’ultimo, infatti, «il simbolo originario della Dc è il nostro, mentre quello dell’Udc è solo simile», così come «è alquanto strano che l’utilizzo del nome possa spettare a chi fa parte del gruppo parlamentare di FdI». La battaglia per far rinascere dalle ceneri la Democrazia Cristiana è appena cominciata.

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