Primarie Pd, a Firenze Bonaccini non sfonda. Schlein vince nelle sezioni storiche
Doveva essere un'incoronazione roboante. Una vittoria netta e senza discussione. Anche grazie all'appoggio politico che il sindaco Dario Nardella aveva offerto pubblicamente. Invece a Firenze Stefano Bonaccini sta vincendo ma non ha sfondato. E, soprattutto, sta perdendo alcune sezioni considerate fondamentali nello scacchiere del capoluogo toscano. Partiamo dai dati: l'attuale governatore dell'Emilia Romagna ha raccolto, fino ad oggi (si vota anche domenica 12 febbraio ma in molte sezioni il dato è, sostanzialmente, consolidato) il 57% delle schede valide, mentre Elly Shlein si è fermata al 37,99%. Un gap importante, ma che, nelle previsioni dei vertici dem, doveva essere almeno il doppio. In realtà, si tratta di una tendenza nazionale: nel capoluogo toscano, così come a Milano e a Genova, la giovane deputata sta raccogliendo un numero di apprezzamenti decisamente superiori alle attese. Chi ha un cuore che batte a sinistra e risiede nelle grandi aree urbane chiede al Partito Democratico un cambiamento netto, una discontinuità forte rispetto al recente passato. Uno spostamento a sinistra dell'asse politico, giudicato imprescindibile in particolar modo dai più giovani. Che vogliono un'alleanza stabile e strutturale con i Cinque Stelle e una distinzione netta non solo dal centrodestra ma anche dal Terzo Polo di Renzi e Calenda.
Bonaccini-Schlein ribaltone? Continua la battaglia: i nuovi numeri dei circoli
Tornando ai dati fiorentini, uno degli aspetti che maggiormente colpisce sono i risultati di alcune sezioni storiche. Ai piedi del Campanil di Giotto c'è grande preoccupazione per i numeri di Cinque Vie, Rifredi e del Circolo 25 aprile. Nel primo caso, ad esempio, nonostante le urne siano ancora aperte, il dato è già consolidato. Su 98 aventi diritto hanno già espresso la propria opinione in 76. Bonaccini ha raccolto la miseria di 23 preferenze (il 30,26%), mentre la Schlein 48 (che corrisponde al 63,16%). Ora, se anche quei 22 mancanti all'appello dovessero votare tutti per l'attuale governatore dell'Emilia Romagna (un'eventualità statisticamente possibile, a livello di logica molto complicata), la trentasettenne svizzera vincerebbe comunque. Numeri che diventeranno ufficiali lunedì ma che rischiano di portare a uno scontro fratricida il prossimo 26 febbraio. Con lo spettro di una dolorosa scissione impossibile, ad oggi, da escludere.
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