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Sondaggio Regionali Lazio, Rocca in fuga per la vittoria. FdI primo partito

Carlantonio Solimene
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A sedici giorni dall’apertura delle urne per le elezioni regionali del Lazio, il candidato del centrodestra, Francesco Rocca, avrebbe poco più di nove punti di vantaggio rispetto all’avversario più accreditato, l’assessore uscente alla Sanità Alessio D’Amato. L’uomo scelto da Meloni, Salvini e Berlusconi, quindi, si avvierebbe a meno di colpi di scena a diventare il prossimo governatore del Lazio, con un’unica incognita sul suo cammino: la percentuale di indecisi/astenuti, che in questo momento si attesta a circa un terzo del campione elettorale.

È il dato più importante che emerge dal sondaggio che Euromedia Research ha realizzato in esclusiva per «Il Tempo», intervistando un campione significativo di cittadini lazioni tra il 20 e il 23 gennaio scorsi. Rocca, quotato al 44,7%, avrebbe un vantaggio abbastanza rassicurante su D’Amato (35,5%), con quest’ultimo che paga a caro prezzo la mancata alleanza con il M5S, che pure ha sostenuto la Giunta Zingaretti di cui l’assessore alla Sanità fa parte. La candidata scelta da Giuseppe Conte, Donatella Bianchi, si attesterebbe infatti al 18% delle preferenze.

M5S/PD, LA SOMMA (NON) FA IL TOTALE
Ma, come spesso accade in politica, fare la somma aritmetica del consenso dei due principali sfidanti di Rocca sarebbe fuorviante. Perché la corsa separata di D’Amato e Bianchi ha consentito a entrambi di fare il pieno dei rispettivi bacini elettorali. Cosa che non sarebbe avvenuta con un’alleanza. In quel caso, presumibilmente, una coalizione «rossogialla» avrebbe pagato dazio sia al «centro», con il probabile smarcamento dei «terzopolisti» di Calenda a Renzi, sia a sinistra. Non a caso ai tre candidati governatori «minori», secondo il sondaggio di Euromedia Research, resterebbero solo le briciole: l’1% a Rosa Rinaldi di Unione popolare, lo 0,5% a Fabrizio Pignalberi del «Quarto polo», lo 0,3% a Sonia Pecorilli del Pci.

IL CENTRODESTRA E I BENEFICI DELLA COMPATTEZZA
Discorso diverso per Rocca, che beneficia proprio delle mancate divisioni del fronte di centrodestra. Se cinque anni fa Stefano Parisi pagò le candidature concorrenti di Sergio Pirozzi (che prese quasi il 5%) e di Mauro Antonini di CasaPound (1,9%), stavolta l’intera coalizione si è schierata compatta, confermando un vantaggio consistente che si registra anche a livello nazionale.

Proprio sul fronte dei partiti si registrano dei dati interessanti. Il preferito dagli intervistati è Fratelli d’Italia, quotato al 30,2%, quasi quattro volte il risultato di cinque anni fa - quando i meloniani raccolsero l’8,69% - seppur in leggero arretramento rispetto alle recenti Politiche, quando nel Lazio FdI raggiunse il 31,2. Segue il Pd al 18,5%, in discesa sia rispetto alle ultime Regionali (ottenne il 21,2) sia alle Politiche del 2022 (19,3). Al terzo posto i Cinque stelle con il 15,7% (22,06% alle Regionali 2018, 14,9% alle Politiche 2022).

MEZZO FLOP PER IL TERZO POLO?
Poi c’è il «gruppone» degli altri. A partire da Azione/Italia viva che si fermano al 7,4%, sotto l’8,35 raccolto pochi mesi fa alle Politiche e soprattutto lontanissimi dall’exploit di Carlo Calenda nella corsa al Campidoglio. E ancora Lega (7,1) e Forza Italia (6,9) quasi appaiati e via via tutti gli altri.

Dal punto di vista delle coalizioni, il centrodestra sfiora la maggioranza assoluta con il 47,5% dei consensi, circa tre punti in più rispetto al candidato Rocca. Del voto disgiunto in fuga beneficerebbe Alessio D’Amato, che ha circa due punti e mezzo in più rispetto al 33,1% della coalizione di centrosinistra. Prende qualcosuccia in più rispetto alle proprie liste anche Donatella Bianchi, la cui coalizione (M5S+civica) si ferma al 17,7%.

I candidati governatori, in ogni caso, rappresentano solo per un elettore su 4 (il 24,4%) il fattore decisivo nella scelta del voto. Il 42,9% degli intervistati si fa condizionare dalla coalizione di riferimento, il 13% si esprime in base alla politica nazionale. Ed è ancora l’andamento della politica nazionale a influire anche sulle aspettative dell’elettorato riguardo la vittoria finale. Il 48,2% del campione intervistato ritiene che a prevalere sarà il candidato del centrodestra Francesco Rocca, il 32,3% non sa/non risponde, appena il 13,6% scommette su un’affermazione di Alessio D’Amato, ancora meno (il 4,9%) crede che a diventare governatrice sarà Donatella Bianchi.

SFIDUCIA A SINISTRA
I dati sulle «aspettative» degli elettori sono interessanti per più motivi. A fronte di un elettorato del centrodestra grandemente convinto dell’affermazione del proprio candidato Rocca, c’è un popolo di sinistra che appare sfiduciato. Meno della metà degli elettori del Pd (46,4%) crede nella vittoria di D’Amato, percentuale che si abbassa ulteriormente tra i sostenitori di Azione/Italia viva (43,5%). Significativo anche il «sentiment» degli elettori grillini. Tra coloro che voteranno Bianchi, infatti, la maggioranza relativa (35,5%) scommette sulla vittoria di Rocca, più di coloro che credono nell’affermazione della stessa candidata scelta da Conte (32,5%) mentre solo il 5,4% crede che a diventare governatore sarà D’Amato. Un dato che significa sostanzialmente due cose: in primis la consapevolezza di come una rottura tra Pd e 5 Stelle avrebbe spianato la strada al centrodestra, in seconda battuta lo scarso appeal verso il popolo grillino del frontman scelto da Dem e Terzo polo.

SE LA NOTORIETÀ È UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO
La poca «attrattività» di D’Amato emerge anche da un’altra rilevazione, quella riguardante la popolarità e la fiducia riscossa. Ebbene, D’Amato è sì il candidato più conosciuto di tutti, vantando un 84,4% di notorietà contro il 77,8 di Rocca e il 64,6 di Bianchi. Una situazione inevitabile vista la sovraesposizione dell’assessore da quando è esplosa l’emergenza Covid. Tuttavia il responsabile della Salute della Giunta Zingaretti è anche quello che riscuote meno fiducia tra gli elettori che lo conoscono: il 43,4% contro il 54,9 di Francesco Rocca e il 45 di Donatella Bianchi. Segno che non sempre una particolare sovraesposizione porti necessariamente a maggiori consensi.

LA RIVINCITA DEI GOVERNATORI
L’ultimo focus realizzato dalla Euromedia Research per «Il Tempo» riguarda il valore dato dagli elettori a queste elezioni regionali. Un dato tutto sommato confortante se confrontato all’impennata dell’astensione nelle ultime competizioni elettorali. Il 71,8% degli intervistati ritiene infatti che sia molto (29,6%) o abbastanza (42,2%) fondamentale andare a votare per eleggere il presidente della Regione, mentre solo il 22,4% lo ritiene poco (15,2%) o per nulla (7,2%) fondamentale. Un interesse nei confronti di questa tornata elettorale presumibilmente riconducibile al periodo della pandemia, che ha messo in luce il ruolo di primo piano interpretato dai governatori su alcuni dossier, in primis proprio quello sanitario.

CACCIA AGLI INDECISI
L’importanza del voto regionale scema, ovviamente, tra gli indecisi/astenuti: lo «snobba» oltre la metà degli intervistati (il 50,4%) mentre lo ritiene fondamentale solo il 33,6%. Eppure è proprio quest’ultima fetta di elettorato che i candidati oggi in svantaggio devono provare a «sedurre» se vogliono sovvertire un esito che oggi appare abbastanza segnato. Ci sono a disposizione due settimane piene di campagna elettorale, quelle nelle quali, peraltro, sarà vietata la pubblicazione di nuovi sondaggi. Un rush finale nel quale, come d’abitudine, non mancheranno attacchi e colpi bassi.

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