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Meglio non illudere Kiev, l'adesione alla Ue è lontana

Francesco Storace
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Non bisogna illudere l’Ucraina. Questa storia dell’ingresso di Kiev nell’Unione europea pare più tattica che strategica. Perché aldilà delle dichiarazioni di facciata a sostegno dell’operazione, la realtà della guerra innestata dalla Russia impone prudenza. Ci vorranno comunque anni e ad essere esplicito nel suo «no» attuale all’ingresso ucraino nella Ue è stato non un estremista filoputiniano, ma il presidente di turno dell’Unione: Emmanuel Macron.

Chi mette fretta all’operazione sbaglia clamorosamente i tempi. Anche perché alle condizioni date - è il non detto negli ambienti che ragionano dietro le quinte di Bruxelles - ora servirebbe solo a inasprire lo scontro con Putin. E in un clima politico che risente inevitabilmente della paura che si avverte per una guerra mondiale ci si chiede perché la debba provocare proprio l’Europa. Il che non significa abbandonare Kiev al suo destino, anche perché la Ue sta facendo orgogliosamente la sua parte oltre ogni aspettativa.

Ma non è sostenibile un processo di accelerazione. Per alcuni la tesi è far entrare l'Ucraina nella Ue subito e non nella Nato, nella speranza di spingere Putin a ritirarsi. Ma non è detto che Mosca innesti la retromarcia, anzi potrebbe invece reagire inasprendo gli attacchi e il conflitto. Nella conta diplomatica e militare non conviene. Tanto più che ci sono fior di documenti delle varie istituzioni europee, a partire dal Parlamento di Strasburgo, che nel passato - ovviamente prima della guerra - hanno sollevato dubbi sulla genuinità del processo democratico a Kiev: sotto osservazione criminalità, corruzione, diritti delle minoranze.

Le varie fonti diplomatiche sono esplicite: la Ue considera l’Ucraina «parte della famiglia» europea, è pronta ad «andare oltre» l’accordo di associazione con Kiev, ma l’allargamento dell’Unione all’Ucraina è una questione che prenderà «anni e anni». Quindi, la priorità è «focalizzarsi su come aiutare l’Ucraina», mentre questioni di «lungo termine» come l’allargamento «non possono essere velocizzate» oltre un certo limite.

Di fatto, spiega una fonte Ue, occorre trovare la formulazione giusta per dare un segnale forte di vicinanza all’Ucraina aggredita dalla Russia, senza però spingere eccessivamente sull’allargamento, che è un processo anche tecnico, complicato, che ha le sue regole. Oltretutto, ci sono altri Paesi che sono in coda da anni e anni e che non gradirebbero di essere superati. A Kiev potrebbero essere inviati segnali di vicinanza, come ad esempio l’accesso al programma Erasmus. Di questi tempi sarebbe già un enorme risultato.

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