I ministri attorno al tavolo di Palazzo Chigi convocato lunedì scorso qualche brivido sulla schiena lo hanno avvertito quando il premier Mario Draghi ha concesso loro 48 ore di tempo per portare le carte e dimostrare che il Pnrr corre veloce sulle loro scrivanie. Il maestro ha richiamato gli alunni, insomma, visto che a oggi di soldi e progetti Ue si è parlato tanto, ma tra burocrazia e inefficienze sparse nell'amministrazione, di concreto si è visto poco. Questa volta però la lentezza non sarà perdonata. Già, nei corridoi dei ministeri più importanti circolano voci insistenti sulla possibile soluzione alle inefficienze ministeriali. Draghi sarebbe pronto a portare sotto la sua supervisione i dossier del Pnrr che, nel gergo burocratico, risulteranno «non allineati» con il cronoprogramma.
Una sorta di commissariamento di fatto delle strutture ministeriali investite della parte progettuale che si sono arenate nelle secche della lentezza ministeriale. Non si tratterebbe ovviamente di uno «scippo» ma solo dell'avviamento di un monitoraggio stretto dei processi burocratici e di un rafforzamento degli strumenti per velocizzarli. Operazione che si concretizzerebbe nella centralizzazione dei programmi in ritardo presso le strutture dirette di Palazzo Chigi o del Mef, o anche, seconda ipotesi, nell'invio di task force dedicate nelle stanze dei dicasteri più negligenti. Nessuna indicazione in merito. Si aspetta oggi per capire chi sarà ammonito. Ma lo sguardo sarà rivolto attentamente, secondo i ben informati, al dicastero delle Infrastrutture che data la mole di investimenti da gestire appare in affanno sui tempi, e a quello dell'Istruzione azzoppato però dalla gestione del Covid nelle scuole.
Non ci saranno sconti. E nemmeno punizioni ovviamente. L'obiettivo di Draghi resta quello di portare in Europa il rispetto degli impegni presi dall'Italia ed evitare la prassi consolidata nell'uso dei fondi europei. che, finora, ha sempre seguito lo stesso copione. E cioè partenza lenta dei progetti, corsa finale per impegnare tutte le risorse nei tempi stabiliti, e inserimento nella lista finale della spesa certificata di quanto più possibile, anche purtroppo di opere inutili o mal concepite. Il premier che conosce sia la macchina amministrativa italiana sia la rigida impostazione dei controllori di Bruxelles vuole evitare cortocircuiti. Di qui la determinazione ad arrivare anche a commissariamenti leggeri pur di centrare le scadenze previste nel Pnnr.
La riunione di oggi si annuncia dunque corposa. E ricca di suspence. Sì, perché l'erogazione della seconda rata di finanziamenti, che scade appunto il 30 giugno prossimo, «presuppone il conseguimento di 45 traguardi e obiettivi per un contributo finanziario e di prestiti pari a 24,1 miliardi di euro» ha ricordato il presidente del consiglio nel cdm di lunedì. Un confronto nel corso del quale Draghi ha lanciato segnali chiari. Ai ministri ha chiesto di consegnare un report sullo «stato di attuazione degli investimenti e delle riforme di competenza, segnalando l'eventuale necessità di interventi normativi e correttivi connessi alla realizzazione dei suddetti obiettivi e traguardi». Insomma una «puntuale ricognizione della situazione relativa ai principali obiettivi Pnrr del primo semestre dell'anno». Ha omesso le conseguenze per i ritardatari e i negligenti. Ma nelle stanze del potere, gli alti dirigenti, il sibilo della frustata lo hanno già percepito.
