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Giuseppe Conte si rimangia le barricate: "Mai minacciato di togliere la fiducia a Mario Draghi"

Gianni Di Capua
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Nervi tesissimi sulla giustizia. Il M5S è in fibrillazione dopo l’annuncio del premier Mario Draghi sulla volontà di porre la fiducia sul testo atteso in aula alla Camera il 30 luglio e a cui sono stati presentati 1.600 emendamenti, quasi mille solo dai pentastellati. Ma il premier è stato chiaro: qualora ci fossero miglioramenti tecnici, anche importanti, saranno valutati a costo che non stravolgano l’impianto e che si ripassi per il Cdm, perché la riforma deve essere condivisa. Parole che non hanno certo calmato gli animi di chi aveva faticato a mandare giù il testo approvato dal governo. Giuseppe Conte lavora a una mediazione, spiegano dal suo staff, anche se è tutt’altro che semplice. Alcune osservazioni sono già state recapitate alla Guardasigilli, ma il punto è la sostanza delle norme sulla prescrizione, dove Draghi ha risposto direttamente alle accuse rivoltegli proprio dal suo predecessore: «Nessuno vuole stabilire sacche e soglie di impunità». L’obiettivo del governo è avere «processi rapidi e tutti i colpevoli puniti». Un messaggio arrivato dritto al destinatario.

 

 

La tensione è aumentata anche a causa di un retroscena del Fatto quotidiano su alcune parole pronunciate da Conte («o si cambia il testo almeno sui reati di mafia o potremmo togliere la fiducia») che in mattinata però sono state smentite dalla comunicazione dell’ex premier. Del resto far mancare la fiducia è impensabile e, anche se in aula potrebbero mancare alcuni voti, trattare è la soluzione migliore. Anche per questo Conte incontrerà ancora deputati e senatori nei prossimi giorni, prima del voto. «Non si tratta della finale degli Europei di calcio, ma di una delicata discussione politica. Sono certo che nessuno sia disposto ad accettare che vi siano sacche d’impunità in Italia: in particolare se si tratta di mafia - dice il pentastellato Carlo Sibilia - Tutti invece riconosciamo la necessità di avere tempi certi per la giustizia come condizione imprescindibile per accelerare gli investimenti nel post-pandemia. Se si alzano continuamente i toni, nessuna mediazione sarà mai sufficiente per le tifoserie; se invece si usa equilibrio si può raggiungere un accordo soddisfacente. Evitiamo di basarci sul titolo di qualche giornale per dare un giudizio su ogni argomento e fidiamoci del Presidente - e avvocato - Conte».

 

 

Per Italia Viva invece il discorso è chiuso: «l’epoca Bonafede è tramontata e non tornerà, non c’è nessuna mediazione sulla giustizia da trovare - dice Ettore Rosato - La sintesi l’hanno già trovata il presidente Draghi e la ministra Cartabia in Consiglio dei ministri». E Matteo Renzi incalza: «Oggi Conte avrebbe detto che se non cambia la norma sulla giustizia lui se ne va. Il Pd deve scegliere cosa fare, se inseguire l’irresponsabilità di Conte o scegliere Draghi». Per il capogruppo azzurro a Montecitorio Roberto Occhiuto il testo non è quello sognato da Forza Italia ma «un compromesso di buon senso che ci auguriamo ancora - nonostante la fiducia annunciata dal governo - di poter migliorare. Se qualcuno all’interno della maggioranza - leggasi Movimento 5 Stelle - ha intenzione di riversare su questa partita le tensioni e le contraddizioni interne, si assumerà una grave responsabilità di fronte ai cittadini».

 

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