Approfitta subito della promozioneSconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Sconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
verso il nuovo esecutivo

La partita della Lega nel governo Draghi tra Nord e sovranisti

I consensi che stanno maturando sulla figura di Mario Draghi non sono il sintomo di una idolatria gratuita, ma il riconoscimento di un prestigio documentato dal cursus honorum dell'ex governatore della Bce. Tanto è vero che siamo passati dal "se" al "come" nascerà il governo Draghi dandone per assodata l'investitura. Il Paese è precipitato in una crisi socio-economica e sanitaria preoccupante, registrando primati negativi in ordine alle vittime del virus, con la più alta mortalità in Europa, e in riferimento al Pil con una flessione che non ha eguali nell'eurozona.

Pertanto, serve una risposta autorevole per fronteggiare le gravose urgenze provocate dallo tsunami pandemico. Più che il governo dei migliori, in questo momento il Paese ha bisogno di un esecutivo migliore del precedente che indichi una visione a cui il mondo della scuola, dell'imprenditoria, della sanità e del lavoro possano riconoscersi. Le elezioni anticipate rappresentano una soluzione remota e invocarle diventa un esercizio sterile dopo aver registrato l'indisponibilità a convocarle del Capo dello Stato, che è il solo a detenere il potere di farle celebrare.  Allora occorre misurarsi dentro la cornice stabilita dal Quirinale, esorcizzando l'irrilevanza politica che può derivare da una posizione di dichiarata impraticabilità. La Lega di Matteo Salvini si trova a gestire un dilemma politico: sostenere il premier incaricato, con il rischio di generare una erosione elettorale in favore di Fratelli d'Italia, o porsi in opposizione al tentativo di Draghi, tatuandosi lo stigma dell'antieuropeismo e deludere la sua preponderante base elettorale incardinata nel nord produttivo del Paese.

Salvini non può esitare in una macerazione amletica con il rischio di rinunciare ad essere il punto di equilibrio del centrodestra, scavalcato sull'istanza sovranista dalla Meloni e sulla tutela del ceto medio da Berlusconi. Il Carroccio non può essere spettatore dell'iniziativa politica, ma come primo partito in Italia dovrebbe impegnarsi per determinarne l'indirizzo, avendo il vantaggio di poter rivendicare una sintonia culturale con il manifesto programmatico già veicolato da Draghi dalle colonne del Financial Times e dall'intervento pronunciato al meeting per l'amicizia fra i popoli di Rimini.

Le posizioni di Draghi convalidano l'orientamento politico-culturale del centrodestra, mentre è la sinistra con i 5 stelle a dover virare verso una linea che sconfessa l'azione finora prodotta in una logica di «debito cattivo», parafrasando il premier incaricato. Se la Lega si defilasse dal governo di salvezza nazionale concederebbe un doppio vantaggio alla sinistra che, appropriandosi della personalità prestigiosa di Draghi, diventerebbe il baricentro di una maggioranza Ursula con l'effetto probabile di disarticolare il centrodestra. Meglio partecipare alla riscrittura del Recovery plan, alla reimpostazione della campagna vaccinale, alla riforma della giustizia ed alla sburocratizzazione della Pubblica amministrazione che osservare da spettatori lo snodo epocale post-pandemico. La base parlamentare in sostegno dell'appello del presidente Mattarella si sta allargando con la conseguenza paradossale di dover stemperare la caratterizzazione politica del nascituro governo, evitando che possa apparire come un paciugo incommestibile. L'autorevolezza di Draghi contempera il distanziamento ideologico fra le componenti politiche all'esigenza prioritaria di domare e spegnere l'incendio pandemico.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.