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Caro premier Conte, meglio il passo indietro che un governicchio

Andrea Amata
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Il voto del Senato ha attestato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’insussistenza di una maggioranza politica ed il suo governicchio non gode di quella agibilità parlamentare che è una conditio sine qua non per continuare ad operare. Nel pieno dell'emergenza pandemica il Paese non può permettersi una navigazione a vista, ma dovrebbe dotarsi di un orizzonte politico che è carente nell'attuale configurazione di governo. Il premier Conte dovrebbe maturare la consapevolezza che l'attuale quadro politico non gli consente di proseguire l’esperienza di governo. Gli interessi della nazione valgono più della sua sorte, pertanto dovrebbe caldeggiare la solidarietà politica nel tempo straordinario della pandemia, facendosi da parte per la ricomposizione di un progetto istituzionale di responsabilità nazionale. D'altronde il senso di responsabilità, quello autentico e non la versione posticcia escogitata per riparare dal tonfo l’avvocato di Volturara Appula, dovrebbe indurre tutte le forze politiche a convergere su una soluzione transitoria di unità nazionale, individuando una figura che agisca da collante. 

L'alternativa è tenersi un governo farsesco appeso alle stramberie dei Ciampolillo di turno e sponsorizzato dalla voce solitaria dall’ultras del giustizialismo Marco Travaglio. La soluzione migliore sarebbe il ritorno alle urne ma la gran parte dei parlamentari, trasformati in tacchini in seguito alla riforma numerica nella composizione delle Camere, non sono disposti ad invocare la vigilia di Natale che coincide con il loro martirio. Giacché il governo non gestisce una fase ordinaria, essendo immersi in una crisi economica colossale che sta moltiplicando le aree del disagio sociale, sarebbe da irresponsabili cronici non agevolare un'alternativa all'attuale premier.

Dopo il colloquio di Mattarella con Conte, i retroscenisti raccontano della freddezza del Capo dello Stato verso la soluzione raccogliticcia raggiunta a Palazzo Madama che ha certificato numeri risicati e un’omogeneità politica risibile, che preludono ad una precarietà del quadro politico incompatibile con l’esigenza di gestire la crisi pandemica con una solida maggioranza parlamentare. I costituzionalisti per descrivere il ruolo del Presidente della Repubblica adottano la metafora della fisarmonica: si espande e si comprime, proprio come il mantice dello strumento, modulando il movimento in base alla situazione politica. Quando i rapporti di forza all’interno del Parlamento sono delineati, con i partiti in grado di prospettare soluzioni praticabili, il Colle si limita a registrarne gli orientamenti agendo di conseguenza. Mentre quando la formula politica del governo si dimostra inconsistente, il Capo dello Stato può indirizzare le forze politiche verso un percorso di sblocco dello stallo. Questa fase politica autorizza il presidente Mattarella ad allargare il suo ruolo, incoraggiando la formazione di un governo di unità nazionale che conduca il Paese in sicurezza. Il centrodestra maturi una disponibilità unitaria alla condivisione di un governo dell’emergenza, scongiurando gli esiti divisivi che possono provenire dalle lusinghe messe in moto da Palazzo Chigi.

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