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La Azzolina ha nascosto i veri contagi a scuola

Franco Bechis
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All’inizio di questa settimana la rivista Wired ha pubblicato un documento ottenuto con una richiesta ufficiale di accesso agli atti dal ministero della Pubblica istruzione: la rilevazione in mano a Lucia Azzolina del numero dei contagiati nelle scuole italiane. Il numero fornito era di 64.980 contagiati fra studenti e personale scolastico alla data del 31 ottobre. Il documento però precisava che i dati erano stati raccolti dal ministero elaborando i questionari inviati volontariamente dai presidi via via che venivano scoperti contagi nei loro istituti. Avevano risposto però le scuole di poco più di un terzo dei comuni italiani, quindi la cifra era per forza in grande difetto rispetto ai numeri reali di tutto il territorio.

Quel numero però per quanto parziale era già molto grande di per sé: dividendolo per ogni Regione italiana a quella data rappresentava - ovunque salvo in Campania dove le scuole erano state chiuse - una percentuale di contagi superiore a quella rilevata fra tutti i cittadini di ogni categoria, in alcune Regioni anche due volte la media generale. La Azzolina che aveva quei dati in mano però non li ha divulgati e anzi a quell’epoca strillava contro la chiusura delle scuole polemizzando con il governatore della Campania, Vincenzo De Luca che aveva lasciato gli studenti a casa sostenendo invece l’esplosione dei contagi in quell’ambito.

L’altro giorno la commissione Cultura della Camera ha ascoltato proprio sulla scuola il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo. Un deputato del Pd, Matteo Orfini, gli ha chiesto un giudizio su questi dati della Pubblica istruzione svelati da Wired. Miozzo con grande candore e sincerità ha ammesso di averli letti frettolosamente sulla rivista, e di non saperli spiegare, perché al Cts il ministero della Pubblica Istruzione non li aveva mai trasmessi e quindi non era in grado di averne le chiavi di lettura possibili. Alla fine della riunione lo stesso Orfini subito zittito da chi guidava i lavori ha preso la parola per definire «sconcertante» che la Azzolina non abbia inviato al Cts i numeri sui contagi a scuola da lei raccolti e ben conosciuti.

Quel ministro ha una responsabilità gravissima sulla seconda ondata di contagi italiani, e bisognerebbe capire se oltre alla incapacità evidente di fare il suo mestiere ci sia stata anche una drammatica malafede nel nascondere questi dati. Ma dallo stesso Miozzo abbiamo saputo che il Cts è privo di qualsiasi tipo di dati, ogni tanto manda loro infatti delle pubblicazioni l’Istituto superiore della Sanità e qualche altro audito ne invia altri. Non è cosa da poco, perché noi abbiamo un governo che fonda tutte le sue decisioni sulle scelte degli «scienziati» del Cts, e ora sappiamo che questi sono costretti a dare i loro pareri senza conoscere un solo dato indipendente su cui poggiarli: gliene allungano qualcuno, ne nascondono altri per fare dire loro quello che chi fornisce o nasconde quei dati vuole sentirsi dire. Poi se le cose vanno male, il governo scarica sulle spalle dei tecnici scienziati che quasi sempre però non hanno alcuna colpa né responsabilità di scelte compiute senza il loro parere e talvolta addirittura in contrasto.

La classe dirigente che ha in mano disgraziatamente questo Paese ha fatto dell’arte dello scaricabarile il principale programma di governo. Ci sono campioni assoluti nello scaricabarile, professionisti raffinati dal numero che sta a palazzo Chigi (Giuseppe Conte), scendendo per i ministeri e non escludendo molti presidenti e assessori regionali. Scaricando il barile ognuno sulle spalle dell’altro, alla fine lo fanno rotolare sugli italiani. Tutti, senza eccezione. Chi ci governa ha fatto tutto bene, solo che chi è governato ha combinato il disastro: i ragazzi che facevano la movida d’estate, le famiglie che andavano al centro commerciale, quelle che affollavano le vie del centro città con i negozi aperti alla vigilia di Natale.

L’altra sera in questo scaricare proprie responsabilità sul popolo inerme, Conte ha toccato una vetta sostenendo che i contagi a scuola (che fino a quel momento aveva negato) erano dovuti non certo a lui, alla Azzolina o al ministro dei Trasporti Paola De Micheli che avevano varato protocolli inappuntabili e sicurissimi, ma agli studenti che quando suona la campanella escono insieme e si salutano in assembramento davanti a scuola. Io non sarei capace di avere la faccia di dire cose così, e infatti non sono buono per la politica. Questi però sono veri campioni del mondo di faccia di bronzo, non c’è che dire. E infatti dopo avere fatto della apertura della scuola una propria bandiera, facendo finta di niente ora dicono che questo tema non dipende dal governo centrale, ma dagli enti locali. E hanno scaricato il barile sui poveri prefetti che ora città dopo città devono trovare soluzioni francamente non in loro potere per riaprire la scuola in sicurezza dal 7 gennaio prossimo. Come se i prefetti potessero arrivare a intese sindacali con docenti e personale scolastico ad esempio per diversificare il loro orario di lavoro e spalmarlo di più sulla intera giornata. Non è compito loro, ma di quel governo a cui i prefetti servono solo per scaricare il barile su quelle spalle. Hanno solo cercato un responsabile qualsiasi del loro fallimento. 

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