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Willy Daspo, la mazzata di Paragone: ormai Conte si attacca a tutto

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La confusione è tanta ma non quanto l’arroganza di un governo che chiede e ottiene la proroga di pieni poteri speciali. L’ultima idiozia semantica in ordine di tempo è il “Willy Daspo”, provvedimento buono per strappare un titolo sulla morte violenta di un ragazzo che voleva fermare la furia di alcuni teppisti criminali. Willy quella sera non cercava una norma speciale, né la cercano coloro che si ritrovano nel mezzo di risse tra bande criminali che vogliono il controllo del territorio attraverso la violenza. Willy avrebbe voluto la presenza delle pattuglie, di pattuglie operative che presidiano il territorio. I suoi familiari vogliono la certezza della pena perché sanno già come può andare a finire.

 

In altre parole non c’è bisogno di norme spot per fermare l’ondata crescente di violenza, c’è bisogno di personale militare in strada, che controlli senza sentirsi un estraneo di un processo sociale essenziale. C’è bisogno di una cultura “law and order” non a intermittenza: abbiamo paura di considerare gli uomini e le donne in divisa e armati come parte dello Stato, di uno Stato che delega l’uso della forza. L’ho già scritto settimana scorsa e lo ribadisco: le forze dell’ordine sono titolari dell’uso della forza pubblica. Se non lo fanno loro, lo fanno questi criminali. E se lo fanno i criminali poi finisce che altri gruppi cerchino o altra violenza o una giustizia privata sommaria. Quindi, se non vogliamo tale spirale, allora si lascino militari, carabinieri, polizia e guardia di finanza nella pienezza delle loro funzioni senza il pregiudizio (proprio della sinistra) che le forze dell’ordine siano violente o “fasciste”. I violenti che hanno ucciso Willy e chi come lui non si è piegato vanno fronteggiati da uomini e donne in divisa, ai quali spetta l’uso legittimo della forza pubblica anche attraverso dispositivi offensivi di varia natura. I criminali e i teppisti devono sapere che non c’è spazio per le loro scorribande. E i genitori dei violenti o semplicemente dei bulli non possono permettersi di alzare la voce contro gli agenti.

 

Di contro le forze dell’ordine devono agire coperti da uno Stato che li legittima e li controlla e li punisce in caso di abusi veri. Infine gli agenti devono sapere che sopra di loro ci sono comandanti d’esperienza e non molli burocrati, dirigenti capaci e fermi nelle richieste di aumento del personale, dell’aumento degli stipendi o delle dotazioni. Uno Stato senza ordine pubblico o timoroso della forza pubblica è uno Stato destinato a sfarinarsi. Lo vediamo nelle serate della movida dove orde di adolescenti o di giovani credono di essere più forti di ogni regola ovvero dove commercianti affamati di incassi a costo di ingozzare minori di birre e drink alcolici pensano di poterla far franca.

 

Questa cultura “law and order”, dicevamo, il governo non ce l’ha perché la sinistra non è mai stata dalla parte delle forze dell’ordine. La sinistra preferisce impiegare le forze dell’ordine per controllare che nessuno disturbi il manovratore, come accadrà quando lavoratori e lavoratrici - stanchi di pagare il prezzo delle crisi - si ritroveranno senza cassa integrazione e senza lavoro, o quando piccoli imprenditori, artigiani e commercianti dovranno fare i conti con le cartelle esattoriali e con le telefonate dalle banche che chiedono di rientrare, o quando i risparmiatori truffati dalle banche toccheranno con mano le bugie del governo. Tutti costoro scenderanno in piazza: cosa farà il governo opporrà le regole sanitarie contro chi non sa come far quadrare i conti familiari o non sa dove andare a dormire la notte? Schiererà l’esercito?
 

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