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L'ultimo schiaffo alle vittime delle foibe. Menia: memoria solo a metà

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Parla Roberto Menia (FdI): "Sono amareggiato, trovo inammissibile la parificazione delle vittime con quattro terroristi"

Gaetano Mineo
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Non trovano pace le quindicimila anime del massacro delle foibe. Un’altra nuvola grigia rischia di continuare a offuscare una delle pagine più tragiche della storia dell'Italia. Roberto Menia, parlamentare dal 1994 al 2013 e nuovo responsabile del Dipartimento Italiani all’Estero di Fratelli d’Italia conosce bene questa terra schiacciata da vecchie violenze e rancori mai rimarginati. È il padre della legge sul «Giorno del Ricordo». Oggi a Trieste, per la prima volta, i presidenti d’Italia e Slovenia, Sergio Mattarella e Borut Pahor onoreranno insieme i martiri italiani delle foibe e i fucilati sloveni.

«Che i presidenti venissero a fare un atto solenne, era da tempo un auspicio di tutti. Il problema è invece che questa cerimonia va a penalizzare una ricostruzione storica deviata e sbagliata in quanto l'omaggio agli "infoibati" di Basovizza e che simbolicamente vuol dire tutti i circa 15 mila infoibati, viene compromesso sia dalla riconsegna della cosiddetta Casa del popolo, sia dall'omaggio preteso dal governo sloveno ai quattro fucilati di Basovizza, quattro terroristi sloveni aderenti al Tigr che pretendeva di staccare Gorizia e Istria dall'Italia e darle alla Jugoslavia».

Intende dire che ancora una volta prevale l'ideologia e non la verità?
«Con amarezza, penso proprio di sì. Per trovare una sorta di acquiescenza da parte slovena bisogna riconoscere che noi italiani abbiamo delle colpe. Di fatto così stanno le cose e oggi ne è l'ennesima testimonianza. Trovo anche bizzarro il fatto che si ricorda il massacro delle foibe avvenuto nel 1945, nel giorno del centenario dell'incendio della Casa del popolo, evento avvenuto nel 1920 quando ancora il fascismo non c'era ma c'era Giolitti. Come trovo inammissibile questa parificazione degli innocenti delle foibe con quattro terroristi, in quanto non erano partigiani belligeranti che combattevano contro il fascismo. Se poi ricordiamo che questa consegna della Casa del popolo fu pattuita tre anni fa dall'allora ministro degli Esteri, Angelino Alfano in cambio della sede dell'Agenzia del farmaco a Milano, lei capisce...».

Sarà presente alla cerimonia?
«Starò a casa assieme a tanti altri concittadini amareggiati, esponendo la bandiera a lutto. Fra l'altro, l'evento è blindato, non è permesso a nessuno a partecipare, neanche ai giornalisti, solo Rai e tv slovena. Un'occasione perduta, altro che giornata storica da ricordare».

Recentemente ha pubblicato il libro «10 febbraio».
«Dopo la legge che ha sancito il Giorno del Ricordo, mi sono chiesto più volte se fosse stata sufficiente a dare giustizia a migliaia di infoibati e di esuli istriani e dalmati. Affermato il principio, ho voluto dare ulteriori ali a questo volo mettendomi a scrivere. Molte volte ripetevo a mia madre, esule da Buie d’Istria che loro, testimoni veri, avrebbero dovuto scrivere di più: e senza la presunzione di essere uno storico ho iniziato io a raccogliere testimonianze. Quindi il peso del racconto adesso lo porto volentieri con queste pagine. Così ho preso in mano carta e penna per dare finalmente una narrazione a braccia e volti che chiedevano solo il diritto di essere italiani. Certamente la legge ha rappresentato un grande atto di pacificazione, ma anche la vittoria di una lunga e sofferta battaglia della destra per la verità e la giustizia. Questo libro ne è la naturale prosecuzione».
 

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