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Salta l'accordo sui migranti

Niente immunità per i datori di lavoro. No dei Cinquestelle all'accordo sui migranti nel decreto rilancio

Silvia Sfregola
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Dopo le tensioni dei giorni scorsi e la minaccia delle dimissioni da parte del ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova, sembrava raggiunta l'intesa sulla regolarizzazione dei migranti che lavorano nell'agricoltura. Il provvedimento, sponsorizzato fin dall'inizio dal ministro del Sud Provenzano e allargato anche a colf e badanti, prevedeva la possibilità per l'imprenditore di autodenunciarsi per il lavoro in nero contando sull'immunità penale. Un modo per far emergere il sommerso e regolarizzare soprattutto i braccianti agricoli. Ma il M5S ha bloccato la norma e ha fatto marcia indietro. Nella chat dei parlamentari pentastellati ci sono state tensioni, lo stesso capo politico, Vito Crimi, ha commentato con i colleghi: «Più leggo la norma più mi rendo conto che qualcosa non quadra, far emergere il nero abbuonando sanzioni penali significa dire ai nostri imprenditori onesti siete dei cogl...i, potevate fare come noi e guadagnare di più e ora ci abbuonano tutto...». Per approfondire leggi anche: Clandestini, via libera alla regolarizzazione Niente da fare, dunque, tanto che il governo avrebbe tolto la norma dal decreto «rilancio». Ufficialmente dal MoVimento hanno precisato: «Sul tema dei lavoratori stagionali, rimaniamo fortemente contrari rispetto a qualunque intrevento che si configuri come una regolarizzazione indiscriminata. Confermiamo il nostro principio di partenza: il permesso di soggiorno deve essere legato ad un contratto di lavoro, non viceversa». E per quanto riguarda la ventilata immunità per i datori di lavoro «resta confermato il nostro fermo no rispetto a qualunque ipotesi di sanatoria sui reati commessi. Non possiamo immaginare che possa farla franca chi si è macchiato di caporalato, di sfruttamento delle persone. Questo significherebbe, tra l'altro, anche prendersi gioco di tutte quelle aziende oneste che invece hanno sempre rispettato le leggi e rispettato i diritti dei lavoratori». Netto anche il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia: «Non facciamo sconti ai criminali, se è urgente recuperare braccianti per l'agricoltura, non è altrettanto urgente fare un regalo a chi sfrutta il lavoro: caporalato e lavoro nero vengono perseguiti quotidianamente dalle forze dell'ordine che dobbiamo ringraziare perché non si arrendono mai davanti a chi commette reati». Peraltro, nota ancora Sibilia, «si sta facendo strada l'idea che nei campi lavorano cittadini stranieri irregolari sfruttati mentre non è così, la stragrande maggioranza delle nostre aziende agricole è onesta». Il nodo rimane. Iv e Pd insistono sulla norma anche se l'orientamento è «congelare» il confronto in attesa di un provvedimento specifico.

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