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CAOS A CINQUE STELLE

Gianluigi Paragone: M5S a tutto tradimento ma processano solo me

Il senatore Gianluigi Paragone nel mirino per non aver votato la manovra

Io ho un brutto carattere? Sono un rompiscatole matricolato, attaccabrighe, bastian contrario? Assolutamente sì, ma non dovrebbe essere un problema politico. Invece forse lo è. I fatti. Fatto numero uno. Da mercoledì sono «sotto processino» da parte dei probiviri, perché non ho votato una manovra finanziaria che ritengo essere scritta con l’inchiostro di Bruxelles. Non sto qui a ripetere ciò che mi avete già sentito dire in televisione da conduttore o da ospite, né riscriverò ciò che ho abbondantemente scritto in articoli e nei miei tre libri, l’ultimo dei quali è recentissimo e spiega l’inganno della vita a rate e di come ci costringano a indebitarci per poi fregarci i diritti. Insomma il mio profondo credo anti-austerity è noto, soprattutto a chi mi ha candidato quasi due anni fa e mi ha chiesto di metterci la faccia sui palchi per i comizi, col compito di rilanciare e dare contenuto a queste battaglie per altro ben scritte nel programma elettorale. Non vado oltre, per ora basta così: quel che ho detto ieri, lo ribadisco oggi e lo rilancerò domani coerentemente con l’impegno assunto davanti agli elettori italiani. Il codice etico però mi vieta di essere coerente con il programma. Bene, lo accetto. E aspetto di conoscere l’esito della segnalazione. Fatto numero due. Sempre mercoledì è diventata ufficiale la notizia del raggiungimento delle 64 firme tra i parlamentari, necessarie per chiedere il referendum confermativo della riforma costituzionale che taglia il numero di deputati e senatori. Da 945 a 600. Una battaglia fortemente voluta dal Movimento Cinque stelle, esposta in campagna elettorale, difesa e raggiunta grazie alla tenacia di Riccardo Fraccaro, allora ministro per le Riforme. Una riforma che considero importante non tanto per il risparmio ma perché le assemblee vengono ormai calpestate (col consenso dei capi dello Stato: in Senato siamo passati da quattro voti di fiducia in dieci giorni, senza che Mattarella battesse ciglio) dai governi, pertanto una riduzione del numero rappresenta la sconfitta delle repubbliche parlamentari. Accade però che tra i firmatari ci siano alcuni parlamentari del Movimento. E qui mi domando: c’è in giro qualcuno bravo? Qualcuno che mi faccia capire? Se sei coerente col programma e con le battaglie storiche ti tirano le pietre; se invece consenti di mettere in discussione un obiettivo storico del Movimento già raggiunto, allora va bene. Nessun trambusto. Nessun deferimento ai probiviri. E che dire della scarsa solerzia verso coloro che non hanno rendicontato e restituito? Quella non è una urgenza da codice etico? O il codice etico vale soltanto se rompi le scatole sui temi radicali? Allora lo dico subito: romperò le scatole sempre perché certe risposte non possono restare imprigionate in una bolla. Prendiamo un’altra battaglia storica che il Movimento ha fatto e su cui si sta attirando le critiche: la tutela del risparmio e dei risparmiatori. È da anni che il governo deve scrivere i decreti attuativi che impediscano ai pregiudicati di sedere nei consigli di amministrazione di banche e di fondazioni: non lo fece il ministro Padoan, non lo ha fatto Tria (e denunciai la cosa in un video) e non lo sta facendo il ministro Gualtieri. I ministri «pentastellati» cosa aspettano a imporre questo tema? Perché continuare a regalare alibi e foglie di fico a pessime gestioni? Eppure al ministero dell’Economia e delle Finanze abbiamo una viceministro e un sottosegretario. Il Movimento con cui ho fatto campagna elettorale aveva questo scopo: ridare una speranza a quel popolo che chiedeva un riscatto. La mia rabbia, la mia irruenza, finanche la mia scompostezza rispetto a certe dinamiche è la ragione del deferimento? Lo scopriremo presto perché una forza che esprime il ministro della Giustizia non può essere discrezionale nel rispetto delle regole: lui sì, l’altro no. Nè potrà pensare di non essere celere: io non starò nel limbo del giudizio. Su questo non consentirò giochetti.

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