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I veleni di Giarrusso, il caos tra i senatori. Di Maio è sotto attacco nel M5S

L'assemblea degli eletti critica i suoi eccessivi poteri. E il siciliano svela: "Lavoriamo a un documento per chiedergli un passo indietro"

Carlantonio Solimene
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Si fa sempre più fragile la posizione di Luigi Di Maio nel MoVimento 5 Stelle. Il capo politico è stato infatti duramente attaccato da una parte dei suoi senatori nel corso di una riunione che era stata convocata esclusivamente per discutere della successione nel ruolo di capogruppo a Stefano Patuanelli, ora entrato al governo come ministro per lo Sviluppo economico. A quanto si apprende, durante la riunione si sarebbe parlato anche dei poteri del capo politico Luigi Di Maio: diversi senatori, spiega una fonte grillina, premono per un "allargamento dell'area decisionale". Da qui l'idea di modificare lo statuto del gruppo per limitare le competenze del leader pentastellato: e c'è chi addirittura invoca l'intervento del garante Beppe Grillo."Di Maio - riferisce la stessa fonte all'Adnkronos - è capo politico ma anche ministro degli Esteri, si troverà spesso all'estero per motivi istituzionali e non potrà badare costantemente al Movimento. Prima della caduta del governo 5 Stelle-Lega si era parlato della creazione di una segreteria, poi la crisi politica ha rallentato questo processo. Ora ci aspettiamo che si faccia ciò che è stato promesso". In occasione dell'assemblea sarebbe stato toccato anche il tema Umbria: un accordo, quello sul candidato civico condiviso col Partito democratico, "che ci è volato sopra la testa", si sfoga un senatore grillino. Non finisce qui, perché a dare ufficialmente voce al malcontento è il sempre irrequieto senatore Mario Michele Giarrusso che su Facebook posta il link a un articolo in cui si analizza come tutti gli amici di vecchia data di Luigi Di Maio abbiano trovato posti (e stipendi) tra Palazzo Chigi e dintorni. A partire dal "fedelissimo" Vincenzo Spadafora, oggi ministro per lo Sport. Ma il meglio il senatore lo dà rispondendo ai vari commenti sotto il post: "Io sono sempre lo stesso - si difende - ma sono gli altri che sono cambiati". E ancora: "Io ho aderito nel 2006 ad un movimento fondato e ispirato da Grillo. Adesso ci ritroviamo in un'altra cosa a guida Spadafora/Di Maio. Sono gli altri che devono andare via non io". Poi Giarrusso dice la sua sull'accordo di governo con il Pd: "Io ero favorevole ad un accordo. Non ad una svendita. Chi dice 'io l'accordo non lo volevo' e poi va a trattare ed ottiene solo poltrone per sè ed i suoi amici, a danno di tutto il Movimento, come dovremo chiamarlo? Dimmelo tu. Traditore?". Per concludere con un laconico: "Il Movimento lo stanno liquidando i piccoli democristiani campani". Successivamente, a margine della riunione dei senatori, Giarrusso ha espresso ancora più polemicamente il suo pensiero: "Se penso che Di Maio abbia troppi poteri? Sì, dovrebbe lasciare tutti gli incarichi. Non vedo quale esperienza possa vantare agli Esteri. Abbiamo perso 6 milioni di voti, siamo in minoranza in Consiglio dei ministri", ha detto all'Adnkronos. E ha confermato le indiscrezioni secondo cui alcuni senatori starebbero preparando un documento per chiedere a Di Maio di fare un passo indietro: "Ci stiamo lavorando". "Noi dobbiamo riportare la democrazia nel Movimento", rimarca Giarrusso, che ha invocato il ritorno sulla scena del garante e fondatore del M5S: "Chiediamo a gran voce un intervento di Beppe Grillo". Nel mirino del senatore e membro della Commissione Antimafia c'è anche l'ex ministro Danilo Toninelli, possibile candidato alla poltrona di capogruppo a Palazzo Madama: "Toninelli deve raccontarci per filo e per segno come mai abbiamo mandato a quel paese 6 milioni di elettori. Finché non chiarisce su quanto successo nell'ultimo anno e mezzo, non abbiamo bisogno di ulteriori ambiguità", ha detto a proposito di una eventuale candidatura del pentastellato. E alla domanda se in occasione delle prossime votazioni al Senato i "ribelli" del Movimento faranno mancare il loro apporto in Aula, Giarrusso ha risposto sibillino: "Ci sono tanti colleghi che chiedono che i principi del M5S non vengano svenduti al momento del voto...".  Toni durissimi, che svelano come il clima tra i pentastellati sia tutt'altro che roseo. Anche se un altro degli "indiziati" di mal di pancia, Gianluigi Paragone, nega di essere al lavoro per una scissione: "Faccio fatica a organizzare la mia vita personale, figuriamoci se ho voglia di organizzare una scissione. Se qualcuno si affida a me per la scissione sta messo male..." replica all'Agi. 

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