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contro il patto delle poltrone

In piazza per farli vergognare un po'

Oggi la manifestazione di Fratelli d'Italia per dire no al Conte bis

In piazza per farli vergognare un po'

L’unico rosso che ci piace è quello che ieri trionfava a Monza: il colore della Ferrari. Invece a noi va di traverso quel rosso che oggi si abbarbicherà alle poltrone ministeriali che la gran parte degli elettori italiani non si è mai sognata di offrire loro. Così oggi mentre giurerà il governo rossogiallo guidato da Giuseppe Conte raccontando qualche frottola per giustificare l'ennesima giravolta della politica italiana, io mi godrò la piazza di fronte ai palazzi, la sola traccia di popolo che in questa vicenda grottesca si può scorgere. Quella che vorrà seguire l'invito lanciato da Giorgia Meloni (a cui ha aderito alla fine pure Matteo Salvini) di gridare il proprio no al patto della poltrona.

Fossi in uno di quei campioni mondiali di conquista delle poltrone che insieme formano il Pd mi vergognerei un po' di tornare ancora una volta sui banchi di governo senza avere un mandato popolare, anzi a dire il vero avendo un responso delle urne diametralmente opposto. In ogni tipo di elezione che abbiamo visto nell'ultimo biennio gli esponenti del Pd sono stati mandati a casa dal popolo italiano. Hanno assaggiato senza averglielo nemmeno affidato il loro governo per lunghi anni. E dopo avere a un certo punto nutrito qualche speranza in Matteo Renzi - che alle europee del 2014 raccolse più del 40% dei consensi - vistolo all'opera ne sono rimasti così delusi da avere più che dimezzato quella percentuale, crollata nel 2018 al 18,7%. Ma il popolo italiano conta assai poco. Se possibile si cerca di non coinvolgerlo, negandogli quasi sempre il diritto di scegliere con il loro voto, così possono comandare senza intralci quelli che più di tutti del popolo se ne fottono, pensando che sia un po' scemotto e in fondo inutile: meglio affidare ogni scelta agli ottimati, quella ristretta cerchia di persone sempre di sinistra che sanno quale è il bene di tutti anche quando i poveretti non se ne rendono conto. Come fecero all'epoca del governo di Mario Monti con Elsa Fornero: so io quale è il bene per te, ed è che tu possa ancora spaccarti la schiena anche dopo 40 anni che lavori, così ti mando in pensione a 65, 67, 69 o 70 anni. Sai quanto ti annoieresti a dovere stare a casa? Siccome decidono loro, tu devi chinare il capo. Ma non basta: devi pure dire grazie, perché se lo aspettano: pensano al bene tuo che tu non capisci. A gran parte di quella gente che oggi si asserraglierà ancora una volta nei palazzi, il popolo provoca un certo fastidio: è gente rozza, che si fa dominare dalle passioni e da istinti primordiali. Nella migliore delle ipotesi va educata: loro - gli ottimati Pd - hanno proprio questa missione. E infatti il primo posto che normalmente si pappano, subito dopo quel poltronificio che offre il ministero dell'Economia (così occupano anche la Rai), è il ministero dei Beni culturali, dove a questo giro torna in sella Dario Franceschini. Era da lì che nei lustri coprivano di disprezzo cinepanettoni e colossal americani che piacevano tanto a quel popolino che affollava le sale, e così per educarli distribuivano fiumi di denaro che partiva dalle casse del fondo unico dello spettacolo per finire in quelle di registucoli, attori e teatranti amici, che sfornavano a ripetizione operette morali così incomprensibili da essere pure inutili: nessuno le vedeva.

Stessa tecnica quando gli ottimati di sinistra vanno al comando nel campo delle associazioni senza fini di lucro, quasi sempre nate come depandance del partito, inondate di finanziamenti nazionali e locali per arricchirsi, però spacciandosi per suorine del bene comune. Mi è capitato in Umbria di vedere con i miei occhi il lavoro reale di qualcuna di queste che lavorava nell'accoglienza dei migranti (uno dei core business). Ne gestiva una ventina, lasciati in una casa lurida, dove pioveva dentro, con cibo maleodorante, acqua corrente che non funzionava: cose da bestie, rivendute però come grande atto di umanità (a sinistra sono sempre in prima fila a dare lezioni di vita a tutti). Non ho visto, ma mi è bastato leggere le orrende cronache giudiziarie di Bibbiano per ritrovare la stessa impronta culturale di questa banda di ottimati: il popolo rozzo fa figli, ed è meglio portarglieli via, offrendoli a raffinati nostri dandy che sanno meglio come educarli alla civiltà e al buon vivere.

Ma sì, che si chiudano pure nei palazzi questi signori rossi che non sanno arrossire almeno un po' di vergogna. Tanto ormai contano assai poco lì dentro, proni come sono nell'affidare le chiavi di casa a chiunque stia fuori dai confini nazionali. Evviva i puzzoni che stanno lì fuori e non sono in grado di capire il loro bene. Come loro sarò anche io ignorante e maledorante. Ma lì fuori dal palazzo in quella piazza convocata da Giorgia Meloni e dove si è convinto ad unirsi anche Salvini, mi sento assai più a mio agio. Anzi, direi proprio a casa.

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