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COINCIDENZE

Carola e Lucano, due schiaffi a Salvini nel primo giorno da ex ministro

Il leader della Lega indagato per diffamazione dopo la denuncia della capitana tedesca. E il tribunale revoca il divieto di dimora a Riace dell'ex sindaco

Carola e Lucano, due schiaffi a Salvini nel primo giorno da ex ministro

E' finita la pacchia. Ma, questa volta, Matteo Salvini potrebbe pronunciare una delle frasi più amate all'epoca della permanenza al Viminale rivolgendosi direttamente allo specchio. Sì, perché non bastasse il primo giorno ufficiale da "ex" ministro dell'Interno, arrivano anche un altro paio di notizie destinate decisamente a rovinargli la giornata.

Il leader della Lega è stato infatti iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma a causa della denuncia presentata a luglio scorso dalla comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete. Gli atti della denuncia per diffamazione sono stati inviati per competenza territoriale dai pm di piazzale Clodio alla procura di Milano, città dove risiede Salvini. Nella querela, in cui tra l’altro si chiede il sequestro degli account social dell’ex ministro, erano riportati alcuni post di Salvini dopo le polemiche seguite allo sbarco dei migranti nel porto di Lampedusa e diversi commenti da parte di utenti contro Rackete.

«Da settimane - si legge nella denuncia - Matteo Salvini conduce una campagna diffamatoria nei confronti della Ong per cui lavoro, Sea Watch Onlus, avendo affermato in molteplici occasioni pubbliche che si tratterebbe di "un’organizzazione illegale e fuorilegge" che fa "sbarco di immigrati illegali da una nave illegale", "nave pirata", "nave fuorilegge" e che i suoi appartenenti sarebbero "complici di scafisti e trafficanti!" , "delinquenti, di questi sequestratori di esseri umani».

Immediata la replica del leader leghista: «Denunciato da una comunista tedesca, traghettatrice di immigrati, che ha speronato una motovedetta della Finanza: per me è una medaglia! Io non mollo, mai» ha scritto su Twitter.

Contestualmente arrivava un'altra notizia - a metà tra cronaca e politica - che non deve aver fatto piacere al ministro dell'Interno: il Tribunale di Locri ha infatti revocato il divieto di dimora nel comune di residenza a cui era sottoposto l’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, conosciuto per il modello d’accoglienza dei migranti realizzato nel piccolo centro del Reggino. Il provvedimento a carico di Lucano era stato assunto in conseguenza dell’operazione «Xenia» che il 2 ottobre 2018 aveva portato l’ex primo cittadino agli arresti domiciliari, poi revocati. Le indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, erano state avviate in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. 

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