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Salvini: "Ho già pronta una manovra da 50 miliardi"

Carlo Antini
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Una legge di Bilancio da 50 miliardi, per disinnescare l'aumento automatico dell'Iva e, allo stesso tempo, arrivare alla Flat Tax con l'aliquota al 15%. Dopo aver incassato un duro colpo dal premier Giuseppe Conte, Matteo Salvini rilancia con una ricetta economica che sarà il suo cavallo di battaglia elettorale. E se alla fine non si andrà a votare, servirà comunque: sarà una bandiera da sventolare contro l'esecutivo che verrà, costretto probabilmente a percorrere un sentiero molto stretto. All'indomani dello show al Senato, il leader del Carroccio va alla Camera per fare il punto con i deputati leghisti. Li invita a fare un foto davanti a Palazzo Montecitorio, e lui posa chiamando al suo fianco Giancarlo Giorgetti, per mettere a tacere le voci di malumori interni: «Li vedete solo voi giornalisti», taglia corto. Accompagnato dal guru dei social network Luca Morisi, diventato nuovamente sua ombra in questi giorni difficili, Salvini chiede ai parlamentari leghisti di prepararsi ad un'avventura che, lui spera, passerà nuovamente per le urne. La legge di Bilancio targata Carroccio deve essere pronta prima ancora delle urne, «chiavi in mano», sottolinea il ministro dell'Interno, che immagina di restare «ampiamente sotto il 3%» del rapporto deficit/Pil, spingendo l'economia con misure espansive. Il piano prevede oltre 20 miliardi per l'Iva, 15 per iniziare a ragionare di Flat Tax; 6 per favorire la natalità; 2 per mantenere Quota 100 e avvicinarsi a Quota 41. Sul lato delle entrate, si pensa ad una nuova pace fiscale per incassare almeno 10 miliardi, mentre un'altra decina arriverebbe dal recupero dell'evasione e risparmi sul debito pubblico. Il nuovo mantra salviniano, quindi, è: «Noi costruiamo il futuro, prepariamo la manovra economica, mentre altri parlano di poltrone». E infatti il vero spauracchio rimane il governo giallo-rosso, che «sarebbe una sconfitta per il popolo italiano, non per me», dice prendendosela con i pentastellati, che dimostrerebbero «uno stomaco invidiabile» nel fidanzarsi ora con i dem. Ma le trattative sarebbero già a buon punto, non sono state improvvisate negli ultimi giorni secondo la Lega. E la «bestia», la macchina dei social, comincia a denunciarlo, con un post che affianca il faccione della ministra pentastellata Trenta con un'arcinemica di altri tempi, Laura Boldrini. Un altro post, invece, mostra Conte a colloquio con Merkel, «e dopo hanno votato Ursula von der Leyen». Da Mattarella, insomma, Salvini non potrà che dire una cosa: al voto, ridiamo parola agli italiani. E a Berlusconi, che dice di non aver sentito, lancia invece un avvertimento: meglio lasciar perdere strane formule in stile "Orsola", perché «chi va al governo con il Pd non va al governo con la Lega», sentenzia. Il ragionamento, ovviamente, non vale a livello locale. Per i comuni e le regioni il centrodestra continuerà a percorrere i soliti binari. Il primo test arriverà con le elezioni umbre del 27 ottobre («quelle non si possono spostare», scherza il Capitano). Non a caso, in un Palazzo Montecitorio praticamente deserto, uno degli incontri è proprio con alcuni deputati umbri del Carroccio. Quindi, mettendo in tasca un telefonino bollente che non smette di squillare, Salvini si intrattiene con i cronisti. Piovono domande: si è pentito dell'esperienza giallo-verde? Proprio Berlusconi ripeteva che era un'alleanza destinata a durar poco. «Io guardo sempre al futuro, mai al passato», risponde lui, ma si sbilancia: «Comunque sì, ne è valsa la pena, almeno nel settore di mia competenza, quello della sicurezza, dove il bilancio è assolutamente positivo». Sull'avvenire, invece, c'è meno certezza.

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