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LEGISLATURA AL CAPOLINEA

Elezioni, conto alla rovescia. Mattarella il 28 scioglie le Camere

Archiviato lo Ius soli che si è fermato in Senato per mancanza di numero legale

Elezioni, conto alla rovescia. Mattarella il 28 scioglie le Camere

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Sergio Mattarella ascolterà il discorso di fine anno del premier Paolo Gentiloni prima di sciogliere le Camere. Nessun anticipo a oggi, 27 dicembre, come si era nei giorni scorsi prospettato, ma la decisione "concorde" tra capo dello Stato e presidente del Consiglio di svolgere questo tradizionale appuntamento prima di dichiarare esaurita definitivamente la XVII legislatura.

È attesissimo infatti, alle 11 del 28 dicembre, l'intervento che il presidente del Consiglio terrà davanti alla stampa nell'auletta dei gruppi parlamentari di Montecitorio. Sarà quella l'occasione per ufficializzare che il governo, con l'approvazione della legge di bilancio, è giunto a compimento. L'esecutivo, spiegherà il premier, ha esaurito il suo compito, a un anno esatto dal suo insediamento, e con praticamente alle porte la scadenza naturale della legislatura. È a questo punto che il capo dello Stato nel pomeriggio chiamerà al Colle i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, a cui chiederà un parere sulla decisione che si appresta a prendere. Parere obbligatorio, perché il passaggio è sancito dall'articolo 88 della nostra Costituzione, ma non vincolante per l'inquilino del Colle. Mattarella, ascoltati Grasso e Boldrini, provvederà quindi al decreto di scioglimento del Parlamento che dovrà essere controfirmato da Gentiloni stesso. A seguire sarà convocato il Consiglio dei ministri per stabilire la data delle elezioni, al momento la data più accredita resta quella del 4 marzo.

È solo dopo questo passaggio che Gentiloni, accompagnato dal ministro dell'Interno Marco Minniti, salirà al Colle per firmare il decreto di indizione delle elezioni, con il quale poi verrà fissata anche la data della seduta inaugurale delle nuove Camere, che in base all'articolo 61 della Carta, dovrà svolgersi non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

Secondo questo timing in pratica il 23 marzo 2018. Appare quindi archiviato lo Ius soli, la legge sulla cittadinanza, che si è fermata in Senato per mancanza di numero legale. È di ieri la lettera/appello di "Italiani senza cittadinanza" indirizzata proprio a Mattarella. "Non lasciateci soli" hanno scritto i ragazzi del Movimento, chiedendo a gran voce il rinvio dello scioglimento delle Camere in modo da poter approvare la legge. Il messaggio però da parte del Parlamento è stato inequivocabile. Le assenze trasversali dei senatori (in aula mancavano oltre i parlamentari del centrodestra anche l'interno Movimento 5 Stelle è 28 senatori Pd), dopo l'approvazione della legge di bilancio, sono state tali da non poter dare inizio alla discussione sulla legge, un segnale chiaro che anche il Parlamento ha rinunciato a questo progetto di legge. Da parte del Colle non vi era nessuna decisione precostituita, nessun piano a lungo termine tale da affossare lo Ius soli. Se ci fosse stata la chiara volontà dei gruppi parlamentari di portare a termine questo percorso, ricordano fonti qualificate, il tempo necessario per l'approvazione ci sarebbe stato. Infine, occorre sottolineare, la legge sulla cittadinanza è di iniziativa parlamentare, non compete né al governo né al Quirinale.

Pochi giorni quindi e si darà il via alla campagna elettorale che porterà il Paese alla sua XVIII legislatura. Una competizione politica a cui il presidente Mattarella guarda con attenzione. Proprio in occasione del discorso alle Alte cariche dello Stato il 19 dicembre scorso il presidente della Repubblica aveva ricordato che " le elezioni rappresentano il momento più alto della vita democratica, da affrontare sempre con fiduciosa serenità". Un messaggio chiaramente indirizzato alle forze politiche pronti a scendere in campo alla ricerca di consensi: toni bassi, niente clima d'odio, ma soprattutto che si cerchi di riportare alle urne l'elettorato.

"Il tempo delle elezioni costituisce un momento di confronto serrato, di competizione" e l'auspicio di Mattarella è stato quello che " vengano avanzate proposte comprensibili e realistiche, capaci di suscitare fiducia, sviluppando un dibattito intenso, anche acceso ma rispettoso. E', questa, inoltre, una strada per ridurre astensionismo elettorale e disaffezione per la vita pubblica".

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