Ignazio Marino dovrà andare in Assemblea Capitolina a «istituzionalizzare la crisi». Mettendo il Pd e i suoi consiglieri faccia a faccia con le proprie responsabilità. «Sarà come andare al cinema, ho già preparato i pop-corn», afferma divertito un consigliere di centrodestra. Ben poco da ridere, in generale, per i cittadini di Roma. Fatto sta che ieri il vicecapogruppo di Forza Italia, Dario Rossin, ha presentato alla presidente d’Aula, Valeria Baglio, una richiesta di convocazione dell’Assemblea, con la firma di 12 consiglieri d’opposizione: all’appello mancano Fabrizio Ghera e Lavinia Mennuni di Fdi, e Alessandro Cochi e Sveva Belviso del Gruppo Misto. Baglio ha già fatto sapere che la prossima settimana sarà convocata una conferenza dei capigruppo, da cui poi uscirà la data dell’Assise. Un passaggio obbligato per i consiglieri del Pd, che si sarebbero già andati a dimettere ieri se l’opposizione (determinante per lo scioglimento del Consiglio) non avesse preteso il passaggio in Aula. Resta il fatto che il destino di Marino è segnato. Ieri l’ultima bordata sparata dal commissario dei dem a Roma Matteo Orfini: «A giudicare dalle nomine last minute, la grande guerra ai poteri forti si è fermata davanti ai cancelli dell'Auditorium» cinguetta. Proprio mercoledì il sindaco dimissionario aveva annunciato la nomina nel Cda di Aurelio Regina e Azzurra Caltagirone. Resta l’incredibile frammentazione del centrodestra che è riuscito a spaccarsi anche stavolta.
Campidoglio
In 12 firmano per convocare Marino in Aula