Caro Direttore, potrebbe essere arrivato il momento di soffermarsi sulle differenze che intercorrono fra un uomo politico, il sottoscritto, e molti altri che, pur applicando nello stesso modo l’art. 67 della Costituzione, lo hanno fatto per motivazioni differenti, perché vengono da una storia politica diversa, che non può e non deve trovare analogismi e paragoni. È arrivato il momento di soffermarsi sull’operato del sottoscritto, che si sforza di essere presente su tutto il territorio regionale e nazionale per ascoltare e cercare di dare risposte a tutte quelle persone che si confrontano quotidianamente con i problemi (precarietà, disoccupazione, immigrazione ecc.) che affliggono il nostro paese. Dovremmo parlare delle battaglie condotte dal sottoscritto su temi ambientali, criticità bancarie, anatocismo bancario e sovranità monetaria. A tal proposito, mi piacerebbe che Lei potesse leggere i miei ultimi libri: «Le crisi finanziarie e la battaglia di un Senatore della Repubblica» e «Ambiente, alimentazione e qualità della vita. Crisi ed inversione di tendenza. Il paradigma del Terzo Millenio: la Visione Olistica». Attraverso la lettura di questi testi potrebbe conoscere meglio anche il mio lavoro di parlamentare. Comprenderà, pertanto, la notevole differenza che c’è stata tra la mia scelta del 14 dicembre 2010 di lasciare l’Italia dei Valori per costituire il «Movimento dei Responsabili» per poi, solo nel 2013, decidere di entrare a far parte di Forza Italia con il Presidente Berlusconi e quella che hanno fatto tanti altri parlamentari, anche dell’ultima ora. Non v’è nessuna analogia con l’attuale «compravendita» di molti parlamentari, e non è paragonabile al fenomeno di «voltagabbana» e di «trasformismo» al quale stiamo assistendo. Le scelte che mi spinsero ad abbandonare l’Idv erano motivate politicamente e previste, altresì, dalla nostra Costituzione (art.67). Il rischio che intravidi nel 2010 fu quello che l’Italia fosse espropriata della propria sovranità con un governo imposto dai poteri forti. Quello che riuscii a fare non mi sembra di poco conto. Riuscii, anche se solo per un anno purtroppo, ad arginare un «golpe» messo in atto dalle grandi lobby bancarie e dai poteri forti nei confronti dell’ultimo governo eletto dal popolo. Abbiamo assistito poi alla deriva che nel 2011 prese il successivo governo, non eletto dagli italiani, un governo fatto di sacrifici, lacrime, sangue. Le paure dell’epoca si sono tramutate in realtà. Indistintamente oggi, infatti, tutti riconoscono che la scelta di una politica attenta solo al rigore ha portato alla drammatica situazione economica-sociale degli ultimi anni. Si potrebbe parlare, perciò, di una lungimiranza del sottoscritto. Come possono alcuni giornali continuare a parlare di «trasformismo» quando parlano di Scilipoti? Mi preme ricordare che quando decisi di aderire all’Idv, lo feci perché non era un partito, addirittura definito da molti come di sinistra, bensì una lista civica nazionale che comprendeva anime provenienti dalla società che potevano appartenere alla sinistra, al centro e alla destra. Ritengo, con assoluta umiltà, di poter affermare, nel mio percorso di parlamentare, di avere sempre tenuto un atteggiamento di alto profilo e assoluta coerenza. D’altronde, se quella scelta politica da me fatta cinque anni fa è ancora dal sottoscritto pienamente condivisa e mai rinnegata, qualcosa vorrà pur dire? E sì che di «voltagabbana» e «trasformisti» veri, provenienti anche dall’ area politica di centrodestra, dopo la mia scelta del 2010, non sono certo mancati.
Scilipoti: «Non mi paragonate ai trasformisti di oggi»
"Nel 2010 passai con il centrodestra per arginare il golpe dei poteri forti. Non ho mai rinnegato quella scelta"
