Il prossimo 30 settembre l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa discuterà la Risoluzione su «L'attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo». Il Consiglio d'Europa conta 47 membri, ci sono tutti i 28 paesi membri dell'Unione europea e, tra gli altri, la Turchia e la Russia. Il rapporto denuncia che quasi l'80% delle sentenze a cui non si è dato seguito, ovvero non si sono presi i provvedimenti necessari a evitare il ripetersi delle violazioni, riguarda solo 9 paesi. Al primo posto c'è l'Italia seguita da Turchia, Russia, Ucraina, Romania, Grecia, Polonia, Ungheria e Bulgaria. Ancora una volta l'Italia è al primo posto tra i 7 paesi che totalizzano il maggior numero di denunce ripetitive, ovvero riguardanti le stesse violazioni. Sono più di 8000 le domande relative alla non ragionevole durata di processi e all'esecuzione delle decisioni prese ai sensi della legge Pinto, la famosa legge che avrebbe dovuto prevenire i ricorsi alla Corte e che denunciammo da subito come foriera di ulteriori ricorsi. Inoltre, dal 1959 al 2014, l'Italia è il paese che ha subito più condanne dopo la Turchia e il 51% delle condanne sono per la non ragionevole durata dei processi. Nel 2010 il Comitato dei Ministri ha riconosciuto che le prime sentenze risalgono «agli inizi degli anni ’80» e nelle quali si denunciavano i «problemi strutturali a causa della non ragionevole durata dei processi civili, penali e amministrativi». Sull'alto profilo criminale del nostro Paese non ci sono dubbi. «Nel corso degli anni ’90 le importanti riforme... avevano portato la Commissione a chiudere l'esame di questi aspetti». Riforme evidentemente inefficaci visto che, in seguito, «nuove constatazioni di violazioni hanno portato il Comitato a riprendere l'esame di tali procedure» e quindi «il Comitato ha deciso di mantenere questi casi all'ordine del giorno fino a quando l'attuazione di riforme efficaci e fino alla inversione di tendenza a livello nazionale in termini di durata dei processi è assolutamente confermata». Ma, a tutt'oggi, continuiamo ad essere condannati, per una perdurante violazione che, ripetiamo, è stata sanzionata a partire dagli inizi degli anni 1980. E che violazione! «I ritardi eccessivi nell'amministrazione della giustizia costituiscono un pericolo grave per il rispetto dello Stato di diritto, portando ad una negazione dei diritti sanciti dalla Convenzione». È evidente, al punto da essere accecante, ed infatti ormai non è nemmeno più una notizia, che se le violazioni perdurano da trent'anni, è patente che siamo di fronte non già a un pericolo grave ma a una violazione conclamata dello Stato di diritto. Non c'è da sorprendersi, questo è un particolare che racchiude il problema generale, perché la costante violazione della legalità costituzionale e degli obblighi internazionali, oltre che dei diritti umani, è rilevata anche nelle relazioni del Comitato Prevenzione Tortura e dei Commissari ai diritti umani del Consiglio d'Europa e dell'Onu. Come pure costante è anche la violazione del diritto comunitario, nonché del recepimento delle direttive dell'Unione europea. A ciò si aggiunga che tutto questo ha anche un costo economico che porta a far pesare il debito pubblico come una vera e propria ipoteca sul futuro delle libertà. Abbiamo quindi colto l'occasione di questa Risoluzione per scrivere al Presidente della Repubblica e proporre una iniziativa del Partito radicale che interrompa e superi questa situazione da «regime di democrazia reale» che caratterizza oggi l'Italia contro lo Stato di Diritto formalmente vigente. Riteniamo infatti che la risposta di Governo e di Riforma, oltre che necessaria e urgente per il nostro Paese, debba puntare a una transizione, a livello mondiale, verso lo Stato di Diritto contro la Ragion di Stato attraverso l'affermazione del Diritto alla Conoscenza, che è innanzitutto conoscenza di quel che il Potere fa per conto dei cittadini in nome dei quali governa. A questo proposito va ricordato che, in Italia, malgrado l'intervento delle autorità competenti nessun dibattito radiotelevisivo pubblico e nessun vero dibattito parlamentare è mai stato possibile sullo stato del Diritto e della Giustizia a seguito del messaggio alle Camere del Presidente Giorgio Napolitano. Dall'Italia che viola ripetutamente la legalità e per questo è sanzionata si faccia tesoro dell'obiettivo all'Onu della transizione verso lo Stato di Diritto e il diritto alla conoscenza e su questo si candidi a membro del Consiglio di sicurezza.
Giustizia, Italia prima fra i Paesi più multati
La lettera di Marco Pannella e Maurizio Turco al presidente Sergio Mattarella
