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Politica

Da Borgata Pinarelli agli oppressi kaziri Quanti politici beffati dalla goliardia

Ogni anno i ragazzi organizzano scherzi e burle. Le larghe intese dell'ironia

Sar à un riflesso un po’ tolkeniano, ma esiste una Terra di Mezzo popolata di dittatori inventati, vittime del comunismo mai esistite, medagliati olimpici fasulli. È l’altro mondo costruito, mattone dopo mattone, con le burle tirate agli illustri ospiti sul palco di Atreju. E così troviamo il sanguinario Pei Mei, feroce dittatore del Laos, calpestatore dei diritti umani. A Berlusconi venne chiesta la disponibilità a scendere in piazza contro le sue efferatezze. «Naturalmente sì», rispose. E poi, lui che mal tollera sbavature nei suoi interventi pubblici, non trasparì autoironia quando lo informarono che era tutto uno scherzo. Dai carnefici alle vittime. Era il 2005, sul palco c’era Fini ministro degli Esteri, e venne fatto avvicinare un giovane dell’improbabile minoranza kazira, che chiedeva «aiuto» contro le persecuzioni subite dal suo popolo. «Conosco la situazione...», cominciò ad argomentare l’allora leader di An ma i ragazzi, forse con un vago timore reverenziale, lo bloccarono subito confessando la goliardata. Lui non si diede pena, si alzò e andò a stringere la mano ai birbantelli ammettendo di esserci caduto. «Ero indeciso tra kaziro e kazaro, ma con una "z" sola», disse. Chi invece non la prese bene fu Veltroni, ad Atreju da sindaco di Roma. Dal pubblico gli fu chiesto conto del degrado nella Borgata Pinarelli. E lui giù ad elencare le misure della sua Giunta per le periferie. Fin quando Giorgia Meloni non lo bloccò spiegando che la borgata Pinarelli non esiste. «Se vogliamo fare questi giochetti... Credo di conoscere Roma meglio di altri», reagì l’altro, rifiutandosi di ammettere la riuscita dello scherzo. Meglio ha fatto, c’è da dire, il suo successore di sinistra, Ignazio Marino. Per perorare la causa delle Olimpiadi nella Capitale salì accanto a lui sul palco un medagliato di Canotaggio a Roma ’60 dal nome vagamente evocativo, «Daniele Oscherz». Il sindaco lo salutò caldamente, non turbandosi per nulla quando gli venne rivelato che si trattava di un falso. Contrariamente all’immaginario, sorrise anche D’Alema. Nel 2009 gli fu rivolto l’appello a fare qualcosa per la memoria del giovane Friederich Kemp, morto perché gli cadde addosso un pezzo di muro di Berlino quando lo tiravano giù. Gli fecero credere che c’era un proposta per intitolargli una sala all’Europarlamento, ma il Pse non era d’accordo. «Mi informerò e ci metterò una buona parola», promise e reagì divertito quando gli spiegarono che non era vero niente. Da destra a sinistra, insomma, ad Atreju sono nate le larghe intese dell’ironia.

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