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Politica

È arrivata l'ora di affidare il Pd a qualcun altro

L'intervento di Luigi Bisignani

Renzi uno o Renzi due? Qual è quello vero. Quale dei due prevarrà sull’altro ? O ancora, come i camaleonti, cambierà nuovamente pelle e ci dovremo aspettare pure un Renzi tre? E che differenze ci sono tra Renzi uno e Renzi due? Quello della indovinata rottamazione, il primo, aveva fatto innamorare parte dell’Italia e anche gran parte del suo partito. Finalmente un democratico senza spocchia, pronto ad ascoltare le istanze di tutti. Spiritoso, accattivante, quasi inebriante nei suoi infiammati interventi. Certamente decisionista e ostinato. La sua tabella di marcia era scadenzata come le tappe del Giro d’Italia. Sui tempi di attuazione le sue granitiche certezze lasciavano perplessi, ma il sogno della rottamazione dei vecchi arnesi della politica faceva mettere da parte qualsiasi dubbio. Poi è arrivato il Renzi due, che forse, per stanchezza o altro, ha rivisto la tabella di marcia ed è diventato un temporeggiatore, un po’ stucchevole: tante promesse con inutili prove muscolari. Certamente si preferiva il Renzi che girava l’Italia in camper, spargendo l’idea di un rinnovamento vero, non solo di idee, ma anche di uomini. Il Renzi due è diventato arrogante, "bulimico" di potere, come ha scritto Della Valle. Gli si può dar torto? La distribuzione di poltrone sulle quali piazzare i fedelissimi è sotto gli occhi di tutti e va avanti. L’immagine che oggi forse più si addice a Matteo Renzi è la visita alla Festa dell’Unità di Roma in un momento difficile per la Capitale e il suo Sindaco. Non poteva esimersi, ma è andato lì senza preavviso, come un piccolo dittatore che in mancanza del suo pubblico ammaestrato evita raduni per paura di contestazioni. Ha preferito giocare a biliardino con il suo braccio destro, Luca Lotti, cercando di vincere quella partitella in famiglia mentre stava perdendo la partita più importante all’interno del suo gruppo dirigente. La spaccatura nel Pd che si va delineando a ottobre, non è una buona notizia: l’ingovernabilità diventerà ancora più evidente a meno che non scenda in campo il Renzi tre. Per mantenere la leadership potrebbe decidere di mollare la segreteria del partito per concentrarsi meglio sul governo, magari annunciando un Congresso straordinario indicando un successore gradito. La storia degli ultimi vent’anni ha dimostrato che i doppi incarichi non sono un fatto positivo né per il paese né per chi li esercita. La lezione di Ciriaco de Mita, segretario della Democrazia Cristiana e presidente del consiglio è sempre attuale. E nessuno più dell’attuale capo dello Stato Sergio Mattarella queste situazioni le conosce bene perché le ha vissute proprio vicino all’uomo di Nusco. Ogni attrito in Parlamento, ma anche con le forze sociali, si ripercuote infatti sul Premier. Quando poi, come ora, un Primo Ministro non sa gestire l’agenda governativa, per ammissione della sua stessa più vicina collaboratrice Maria Elena Boschi, la frittata è fatta.

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