Politica

Binario 85 dove transitano sempre più romani diventati clochard

Laura Candeloro Incerto il futuro del centro di accoglienza diurno per le migliaia di barboni che transitano alla stazione Termini, «Binario 95» aperto dal 2006 a via Marsala 95 per offrire una...

Incerto il futuro del centro di accoglienza diurno per le migliaia di barboni che transitano alla stazione Termini, «Binario 95» aperto dal 2006 a via Marsala 95 per offrire una prima accoglienza e sostegno ai senza casa, negli ultimi anni sempre più italiani e romani, vittime della crisi lavorativa ed esistenziale, che in questo centro ritrovano la bussola per ricostruire un percorso di inserimento sociale. Scaduto ieri, 30 luglio, il bando della Regione Lazio «Un taglio alla povertà» della durata di 12 mesi, che finanziava realtà assistenziali fra cui appunto, «Binario 95», il centro rimarrà aperto fino al 31 settembre grazie alla copertura finanziaria del Comune di Roma, «nell’ambito dei servizi di supporto come il Piano Caldo dell’assessorato alle politiche sociali – afferma Fabrizio Schedid, coordinatore del centro – Stiamo cercando una soluzione e auspichiamo che la Regione dia presto una risposta». Luogo di approdo per la gente di strada, che al «Binario 95» cerca di riacchiappare un "treno" per ripartire con la propria vita, negli ultimi 3 anni accoglie il 59% di italiani gettati alla deriva, ai margini della fiumana della crisi, parafrasando la poetica verghiana. Con una ricettività totale di 60 posti letto, il centro gestito dalla cooperativa Europe Consulting e finanziato da Comune, Provincia e Regione nel quadro del Polo Sociale Roma Termini, con il sostegno delle Ferrovie dello Stato, si propone come supporto ai progetti di inclusione per le persone costrette ai margini del tessuto sociale. Nel mese di luglio ha accolto una media giornaliera di 37 persone. «Nel mese di luglio il 59% dei nostri ospiti è rappresentato dagli italiani e il 41% da stranieri - dice Scheid -. Clochard di lingua italiana, ex professionisti, che vanno ad ingrossare l’esercito dei "nuovi poveri". Negli ultimi 3 anni si è accentuato il fenomeno di italiani ritrovatisi in mezzo alla strada, senza prospettive di lavoro e non perché non vogliano, ma perché dopo 3-4 anni sulla strada non trovano possibilità, solo porte chiuse». Al Binario 95 si ricostruisce innanzitutto un tessuto sociale lacerato dall’esperienza della strada che distrugge prima di tutto l’identità. Il centro diurno stampa un giornale di strada, chiamato Shaker, dove gli ospiti della struttura si tramutano in redattori. Così Daniele Lucaroni, 62 anni, ospite del centro fin dalla sua apertura, dopo aver dormito sotto a un ponte, e oggi, redattore di Shaker, percepisce una pensione di invalidità e condivide un alloggio insieme ad un altro. O come Massimo Consalvi, ex dipendente del Comune di Pomezia, che ha perso il lavoro in seguito ad un infortunio, vivendo per anni alla stazione Termini. Oggi ha trovato occupazione in vari progetti. Frammenti di esistenze perdute, che grazie alla solidarietà e ai progetti assistenziali tornano a ricredere in se stessi.

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