Dallo scoop alle accuse. Piero Messina e Maurizio Zoppi, i due giornalisti de l’Espresso autori dell’articolo sull’intercettazione-fantasma fra il chirurgo plastico Matteo Tutino e il governatore Rosario Crocetta, nella quale il primo afferma di voler «fare fuori» l’assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, sono indagati dalla procura di Palermo con l’accusa di «pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico». Messina, inoltre, è sotto inchiesta anche per calunnia. Il cronista, infatti, avrebbe indicato una sua presunta fonte dalla quale, però, sarebbe stato smentito. I due giornalisti sono stati sentiti ieri pomeriggio in procura ma si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La notizie dell’apertura dell’indagine nei confronti dei cronisti del settimanale non coglie di sorpresa. Anche se l’Espresso si è affannato più volte a dichiarare che l’intercettazione esiste, che loro l’hanno ascoltata per poi verificarne l’esistenza presso un’altra fonte investigativa, prima la procura di Palermo per bocca del suo capo, Francesco Lo Voi, e poi quelle di Catania, Caltanissetta e Messina, hanno smentito di averla fra i loro fascicoli. Nei giorni scorsi, inoltre, il settimanale ha spiegato di non avere in mano l’audio del file, definendo questa circostanza «un punto di debolezza». Intanto il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Sicilia ha convocato i due cronisti, che saranno sentiti per alcuni chiarimenti sulla «vicenda Crocetta». Lo stesso Ordine ha spiegato di aver «chiesto telefonicamente a Messina una relazione sul caso», utile alla loro indagine conoscitiva avviata dopo la deflagrazione dello scontro l’Espresso -Crocetta. Una vicenda che si è sviluppata in una moltitudine di direzioni. L’intercettazione mai venuta fuori, almeno finora, aveva portato all’auto-sospensione del governatore, il quale, di fronte alle smentite delle varie procure e alla impossibilità de l’Espresso di provarne l’esistenza, è partito al contrattacco, e dopo aver pensato persino al suicidio, come ha dichiarato lui stesso alla Zanzara su Radio24, ha chiesto 10 milioni di danni al settimanale. Lo stesso Pd nazionale, dopo aver preteso ad alta voce le dimissioni del governatore, si è poi accucciato al volere di Saro, intenzionato a rimanere in carica fino al 2017. Poco prima che il settimanale pubblicasse l’articolo incriminato, Lucia Borsellino si era dimessa in polemica col governatore. Secondo alcune indiscrezioni, anche l’allora assessore avrebbe ascoltato la famigerata telefonata fra Tutino e Crocetta, ma la diretta interessata ha categoricamente smentito.
Indagati i due giornalisti dell’Espresso
La procura di Palermo: hanno pubblicato notizie false atte a turbare l’ordine pubblico
