Politica

Buttafuoco si sfila: non mi candido

Il giornalista:"Il prossimo presidente della Sicilia sarà peggiore di Crocetta"

«Io faccio politica, non faccio campagne elettorali. Faccio politica con il mio lavoro di giornalista. Non sono a disposizione per maquillage di qualsivoglia natura e il discorso è dunque chiuso». Così Pietrangelo Buttafuoco, dalle colonne de Il Tempo , chiude la vicenda che ha scatenato una «guerra di civiltà» tutta interna alla destra con il «no» intimato da Giorgia Meloni a un’eventuale sfida in Sicilia guidata dal «saracino». A due giorni dall’annuncio-shock del leader dei salviniani di Sicilia Angelo Attaguile - che con la proposta della candidatura di Buttafuoco in funzione anti-Crocetta ha scatenato la reazione «fallaciana» della giovane leader di FdI - lo scrittore (in questi giorni all’estero per lavoro) ci ha affidato questa riflessione: «La Sicilia non potrà salvarsi con nuove elezioni e il futuro presidente risulterà per forza di cose peggiore di Rosario Crocetta. Ne erediterà il disastro». Buttafuoco, insomma, non declina solo l’invito arrivato dalla convention di Noi con Salvini ma invita tutti a richiedere a gran voce l’eventualità già ventilata nel suo j’accuse contenuto in Buttanissima Sicilia: «La soluzione passa attraverso un commissario straordinario che prepari la cancellazione dello Statuto speciale. C’è solo un atto politico davanti a noi, in Sicilia, proclamare un referendum. O uguali o indipendenti. O diventiamo come le altre regioni, o separati. In ogni caso senza l’Autonomia, il mare grande dove nuotano i tre pericolosi pesci, quello della mafia, quello della burocrazia e quello dello spreco di denaro pubblico». Senza mezzi termini, poi, lo scrittore si riferisce alla misura «toppa» che il governo Renzi ha attuato per bypassare l’imbarazzo del nodo Crocetta: «Cancellando a colpi di 500 milioni il buco nero del deficit della Regione, per Renzi la Sicilia è solo una fogna per l’ingrassaggio...». E il «mamma li turchi» agitato da Giorgia Meloni proprio contro Buttafuoco, giudicato impresentabile - nonostante «sia un mio amico» - in quanto convertito all’Islam? Qui lo scrittore sceglie di rispondere con ironia, mischiando metafora calcistica a una demonizzazione religiosa, denuncia, che procede al traino della già sperimentata versione antifascista: «Dopo di che Giorgia Meloni si è espressa. E, a quanto pare, da saraceno quale sono ho perso i diritti civili. Bontà sua. Vorrà dire che se prima c’era l’antifascismo a fare di me un cittadino di serie B, adesso arriva Giorgia a farmi retrocedere ulteriormente. Forse che sono in C1, adesso? Chiederò lumi!».

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