Oggi tutti a spellarsi per l’ennesima funambolica impresa del premier Matteo Renzi. L’annuncio del presidente del Consiglio di voler avviare una «rivoluzione copernicana» della pressione fiscale abolendo la tassa sulla prima casa, l’Imu sugli imbullonati e l’Imu agricola il prossimo anno, per poi aggredire nel 2017 Ires e Irap e intervenire nel 2018 sugli scaglioni Irpef e sulle pensioni viene accolta con scrosci di applausi, tweet di esultanza, comunicati stampadi sostegno dallo stato maggiore renziano. Il giglio magico cambia idea in fretta, evidentemente. Perché appena due anni fa i renziani della prima ora - ma anche quelli della seconda, della terza e della quarta - non solo si dicevano contrari all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, ma utilizzavano l’argomento non tanto per attaccare Silvio Berlusconi (che promise in campagna elettorale di abolire la tassa sulla prima casaabolita dal Cav nel 2008 e reitrodotta da Monti) quanto più per minare l’azione di governo di Enrico Letta, presidente del Consiglio del Pd al quale Renzi, evidentemente, già pensava di fare le scarpe. Il più accanito di tutti era Francesco Nicodemo, che su Twitter ne aveva per tutti, inciampando spesso in volgarità e turpiloqui. Il campionario è ricco, ricchissimo. L’11 novembre 2013 invitava a occuparsi di emergenza abitativa anziché di Imu. Quel giorno infatti Nicodemo cita le parole di Renzi a SkyTg24: «Parliamo di emergenza abitativa e di sfratti. Basta parlare di Imu». Qualche mese prima, il 20 maggio dello stesso anno alza il tono: «Vabbuò Napoletano - scrive - Tutto sto discorso e non dici che l’abolizione dell’Imu è una vaccata?». Nello stesso giorno, sempre sul social network Nicodemo cinguettava: «Povertà, disperazione e disoccupazione, e noi parliamo di Imu. Andatevene a fanculo». Sempre meglio. Riportando una conversazione che una sua follower aggiungeva, citandola: «Io pago 50 euro di Imu, parliamo di lavoro. Lavoratrice strappa il velo di ipocrisia». Ma Nicodemo non era l’unico a dirsi contrario all’abolizione dell’Imu. Basta rileggere i tweet di Debora Serracchiani, oggi vicesegretario del Pd. Il 13 agosto di due anni fa la Serracchiani scriveva: «L’Imu non è la priorità, il tema dei temi è la rivisitazione del patto di stabilità per rimettere in circolo risorse e rilanciare l’economia». A novembre, l’attuale vicesegretario del Pd invitava invece a «far pagare l’Imu sulla prima casa a chi se la può permettere e con quelle risorse diamo respiro ai redditi più bassi». E che dire di Andrea Marcucci? Il senatore, renziano di ferro, il 28 agosto 2013 era scontento, come la Serracchiani, dell’azione del governo Letta, evidentemente ritenuto troppo subalterno al Pdl (Berlusconi era ancora formalmente in maggioranza, seppur già condannato e in predicato di decadere da senatore e di uscire dall’esecutivo), e su Twitter scriveva: «Mi auguro che il Pd nei prossimi mesi riesca a far approvare dal governo anche qualche sua proposta». Oggi l’Imu è una proposta del Pd di Renzi, Marcucci sarà soddisfatto. Importante e significativa anche la produzione di tweet di Dario Nardella, cinguettatore assiduo sul tema della tassa sulla casa. Il 5 maggio di due anni fa, scriveva: «Sbagliato fare dell’Imu la madre di tutte le battaglie. Ci vuole una riforma complessiva del fisco, prima liberiamo il lavoro». E in questo Nardella è perfettamente coerente con Renzi. Il premier ha infatti prima varato il Jobs Act - anche se mancano ancora alcuni decreti - e poi ha annunciato la «rivolizione copernicana» del fisco. Però, il 30 agosto 2013, Nardella su Twitter propore un problema serio quando dice: «Tutta questa euforia sull’abolizione dell’Imu mi pare esagerata. Prima capiamo bene a quale prezzo la togliamo». E, in verità, non è che Renzi l’abbia spiegato benissimo. Non era una renziana di ferro all’epoca Anna Finocchiaro, che col tempo però ha avuto modo di ricredersi, diventando, da presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, la pretoriana di Renzi sulle riforme. Il 18 gennaio 2013, con la campagna elettorale alle porte - si sarebbe votato il 28 febbraio - rispondendo a una follower, scriveva: «Certo che si possono ridurre le tasse. Ma l’Imu, dopo aver cancellato in modo demagogico l’Ici, serve anche ai Comuni». L’incubo che Berlusconi usasse l’arma della riduzione fiscale in campagna elettorale come fatto nel 2006 era evidentemente ricorrente nel Pd. Eletto con Scelta Civica, il partito fondato da Mario Monti che da premier reintrodusse la tassa sulla prima casa abolita dal Cav, Andrea Romano l’11 novembre ammoniva: «Decreto Imu da rivedere: la cambiale elettorale rischia di essere pagata da tutti». Magari oggi, passato al Pd e fiero sostenitore di Renzi, anche lui avrà cambiato idea. Già Renzi. Cosa pensava dell’abolizione dell’Imu? Presto detto. In un tweet del 20 maggio 2013 scriveva: «Per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni. Il problema non è l’Imu». Appunto.
Quando i renziani volevano tenere l’Imu
Nardella, Finocchiano, Serracchiani, Romano, Marcucci e Nicodemo. La tassa sugli immobili contestata per attaccare prima Silvio poi Letta
