Politica

Ecco la mozione per rifare An Firma anche un alfaniano

A circa 70 giorni dall'assemblea della Fondazione che dovrà decidere l'eventuale genesi di un nuovo partito i "quarantenni" lanciano la loro proposta

A circa settanta giorni dall’assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale che dovrà decidere sull’eventuale genesi di un nuovo partito sulle ceneri di Fiuggi, si scaldano i motori delle varie «fazioni», e domani a Roma sarà presentata la cosiddetta «mozione dei quarantenni» che si propone di gettare le basi per far risorgere An. A presentarla, alle 11 nelle cornice del Grand Hotel Plaza di via del Corso, saranno sei membri quarantenni dell’assemblea dell’ente, impegnati politicamente sul territorio. Si tratta di Sabina Bonelli, candidata alle recenti elezioni europee nelle liste di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Michele Facci, consigliere comunale di Forza Italia a Bologna, Fausto Orsomarso, consigliere regionale del gruppo misto in Calabria, Andrea Santoro, consigliere comunale di Ncd-Area Popolare a Napoli, Gianluca Vignale, consigliere regionale di Forza Italia in Piemonte, e Alessandro Urzì candidato sindaco del centrodestra a Bolzano. Un «campionario» piuttosto vario di ciò che è rimasto dopo la diaspora del Pdl, che va dagli alfaniani ai berlusconiani fino ai Fratelli d’Italia. Contestualmente, è già partita una raccolta firme per coagulare intorno alla mozione il più alto numero di delegati possibile. Nel pomeriggio di domani, inoltre, si terrà il Comitato dei partecipanti di diritto e degli aderenti della Fondazione, proprio con l’obiettivo di gettare le basi per l’assemblea del 3 ottobre. Un’assemblea, quella prevista tra poco più di due mesi, che si annuncia particolarmente infuocata. Perché se c’è chi - alemanniani ed ex finiani in primis - guarda con favore alla nascita di un partito che possa vantare il pedigree (e la cassaforte) della fu Alleanza Nazionale, c’è chi in seno all’ente è deciso a contrastare il progetto in tutti modi. Un esempio di quanto potrà accadere è uno degli ultimi cda dell’ente, dove Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Marco Martinelli hanno denunciato tutti i rischi di un’operazione del genere, soprattutto legati ai possibili impedimenti legali cui andrebbe incontro chi volesse «trasferire» il patrimonio della Fondazione, circa 200 milioni di euro tra liquidi e immobili, a un nuovo partito. Proprio per questo motivo si è deciso di affidare a un team legale il mandato di esaminare punto per punto lo statuto della Fondazione per capire se ci sono vincoli ai possibili utilizzi della cassaforte dell’ente. Questo pool di avvocati dovrà consegnare una relazione esaustiva entro il 15 settembre, una ventina di giorni prima dell’assemblea, e a questo punto è probabile che sarà passata ai raggi x anche la mozione che verrà presentata domani. Se da un lato c’è chi - come appunto Gasparri - ritiene che il patrimonio dell’ente debba essere usato esclusivamente per convegni, borse studio e iniziative culturali in genere sulla storia della destra, dall’altro c’è chi ricorda come alla «morte» di Alleanza Nazionale la Fondazione fu creata proprio per «cautelarsi» in caso di fallimento del progetto Pdl. L’assemblea di ottobre, insomma, potrebbe trasformarsi in una sorta di confronto in punta di diritto tra vari avvocati. Al quale assisteranno in maniera interessata anche i delegati di Fratelli d’Italia, dato che la decisione finale influirà inevitabilmente sul destino del simbolo di An, fino a ottobre ancora «ospitato» in piccolo sotto quello di FdI.

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