Il politico di Ceppaloni, Clemente Mastella, è pronto a tornare in politica. Al «centro», ovviamente, con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e l’Udc di Pierferdinando Casini, ma in un modo del tutto nuovo, rimescolando le carte, dicendo addio al «moderatismo» e dando avvio a un «nuovo inizio» che approfitti della crisi del «renzismo». L’ex ministro della Giustizia, dunque, pare pronto a ricominciare. E sull’onda dell’entusiasmo perdona pure Gioacchino Genchi, l’ex consulente informatico reintegrato in polizia dopo sei anni di sospensione e condannato in primo grado insieme al suo «capo» di allora, Luigi de Magistris, per aver acquisito senza autorizzazione le utenze di alcuni parlamentari, fra cui quella di Mastella. Allora Mastella, la rivedremo sui palchi? «Una premessa. L’Ncd e l’Udc politicamente non esistono più, ma mai come oggi, di fronte alla crisi del Pd e all’avanzata di Grillo, la costruzione di un’area politica centrale diviene determinante. Per come la vedo io, nessuno oggi può dire chi vincerà, la partita è aperta, quindi un’area di quel tipo, formata da persone con dignità e volti nuovi, potrebbe svolgere un ruolo decisivo». Ma pensa a un movimento centrista che guarda a sinistra? «Un movimento centrista che anziché guardare si lasci guardare. Dalla sinistra e dalla destra. Importante è dimostrare risolutezza, non si deve più parlare di moderatismo, parola da eliminare perché trasmette debolezza. Di certo oggi, dopo le elezioni regionali, c’è uno spazio politico notevole da occupare, perché Renzi il 40 per cento delle elezioni europee se lo sogna». Servirebbe un leader spendibile. «All’inizio si potrebbe pensare a una leadership collegiale. Però all’interno di quest’area ci sono personalità capaci. Alfano non è sciocco e nemmeno Casini, e tanti altri possono venire fuori. Serve un nuovo inizio biblico-politico». Così da essere determinanti alle prossime elezioni? «Beh, se andiamo a votare, sì. Lo dico perché una cosa della Grecia dovremmo imitarla: il ricorso alle elezioni quando si tratta di prendere decisioni vitali. Questa è la democrazia. Noi invece, dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011, ci siamo affidati a un governo tecnico e poi, dopo il voto, a due premier non eletti dal popolo. Tutto per responsabilità di Napolitano». Ha letto che la giustizia amministrativa ha dato ragione a Genchi? «Non ho acredine nei suoi confronti. Non so chi abbia utilizzato chi nella vicenda delle intercettazioni, ma non ce l’ho mai avuta con Genchi. Ritorna in polizia? Mi fa piacere per lui. Io sono un "perdonista". Probabilmente il suo atteggiamento un po’ sanguigno lo ha portato a esporsi più del dovuto, e forse questa sua caratteristica è stata utilizzata strumentalmente da qualcuno, che ha sfruttato la sua intelligenza per quel meccanismo perverso delle intercettazioni». Oggi Genchi può legittimamente dire di aver subito un’ingiustizia lunga sei anni? «Dal suo punto di vista certamente sì, ma non dimentichiamo che, in attesa dell’appello, rimane una condanna penale».
Mastella: "Ciao Silvio Io torno al centro"
L'intervista all'ex ministro della Giustizia:"Impariamo dalla Grecia e andiamo al voto"
