Politica

Altri comitati: "Senza integrazione, scoppiamo"

Rustica, Borghesiana, Torre Angela: "Sono mine vaganti. Niente programmi e direttive sugli immigrati"

«Ne faranno arrivare altri di sicuro ad agosto: la città è in ferie, passerà sotto traccia. Poi ce ne renderemo conto a settembre. Sbagliano: acuiranno ancora di più i contrasti. La rivolta stavolta sarà ad oltranza dappertutto, non siamo più disposti a tollerare, è troppo ingiusto». A parlare è Daniele F., residente di Borghesiana, là dove domenica scorsa si è consumata la protesta tra immigrati del centro di accoglienza minorile (che non ospita solo minori) e abitanti, dopo una rissa scoppiata a causa di un motorino fracassato a un ragazzo della zona. «Convivenza impossibile dal giorno in cui hanno messo piede in via della Riserva Nuova. Sopravviviamo, di vivere non ci è consentito». All’indomani degli scontri di Casale San Nicola, che hanno dimostrato senza dubbi che lo Stato e i suoi ordini vincono su tutto, alla faccia dei romani che reclamano sicurezza e si beccano manganellate, e i silenzi angustianti del Campidoglio, il leitmotiv da allarme rosso della periferia Capitale batte all’unisono. «Non è odio, siamo vittime di una situazione partita male», spiegano le voci delle zone a rischio mappate da Il Tempo. Ci tengono a chiarire il nocciolo della questione: «Nessuna forma di razzismo dietro. E’ che gli immigrati li parcheggiano nelle strutture e basta, sono presenze imposte, non ci sono programmi di integrazione. Per di più, li portano in aree che hanno già problemi sociali e gravi forme di degrado: così le tensioni si accumulano e non si dà una mano sul fronte accoglienza. Finisce che questa gente vaga per i quartieri, vivendo di espedienti, comportandosi come nei loro Paesi. Urinare per strada, ad esempio, per loro è normale. Per noi italiani no. Abitano in strutture migliori delle nostre case; noi stiamo a casa nostra in pensione, e abbiamo mutui sulle spalle per campare senza servizi. Ecco perché non li vogliamo». Immagine che rende bene: romani ospiti su suolo romano. Da Ponte di Nona a Tiburtina (con il progetto di ristrutturazione dell'ex Ferro Hotel per accogliere 200 profughi sul groppone) e Tor Vergata, passando per Infernetto, Grottarossa e le altre «red areas», fino in provincia, dove la temperatura della tensione sale, la percezione diffusa segue binari identici. «La ragione della protesta comune è che, a differenza di altri Paesi europei, da noi non ci sono direttive sugli immigrati», conferma Franco Pirina, presidente del Caop, che ha il polso della situazione.«Arrivano e sono alloggiati tramite cooperative che hanno i loro frutti, dopodiché vanno per strada, non hanno obblighi di rientro, vagano tutta la notte, si ubriacano, rispettano la loro cultura in un Paese che non è il loro: è questo che non va». La riprova sono le notti brave delle ronde«made in Rome» raccontate su queste pagine. «Le direttive vengono impartite dal Ministero dell’Interno, ma il feedback con l’amministrazione comunale è zero», commentano dal Comitato La Rustica. Una bomba che sta per esplodere («Ne saranno responsabili»), partendo dal quadrante est della città, martoriato pure dai fumi tossici e i campi nomadi, fino a Roma Nord e oltre, preannunciandosi molto peggio di Tor Sapienza. A Settecamini terrorizza l’apertura di un centro di accoglienza vicino la caserma dei Carabinieri; Castelverde è pronto a dichiarare guerra ai nuovi arrivi; a Corcolle azzardano: «Li possono ospitare ai Parioli, su via della Moschea ci sono strutture abbandonate da recuperare non vicine alle case. O lì è terra dei politici?»; Torre Angela insiste: «Non sono tutti profughi, li fanno passare per tali». D’altronde, i contatti non ufficiali di chi sta sul campo parlano di sbarchi sfuggiti sulle coste calabresi, pugliesi e della Basilicata: «Non ci sono solo i rapporti da Lampedusa e dagli altri porti noti». Barconi abbandonati in mutismo sulle spiagge. Tutti a pensarla come Salvini . E le fiamme, dopo le ferie, saranno alte. Con un’altra mega marcia sui Fori che lascerà il segno.

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