Politica

Caos su Crocetta. Un altro autogol per il Pd

I Dem prima chiedono le dimissioni del governatore siciliano, poi ritrattano. E Renzi tace LEGGI ANCHE  Bordin: «Lucia Borsellino usata da Rosario»

PALERMO Matteo Renzi scarica il suo partito in Sicilia. Il caso Crocetta è stata l’ennesima occasione che ha fatto emergere lo stato di abbandono in cui si trovano i Democratici nella terra del suo fido Davide Faraone. Eloquente il segretario del Pd siciliano: «Non ho sentito Renzi: né ieri, né oggi (giovedì, venerdì, ndr). E questo fatto mi lascia perplesso. Sarebbe stato opportuna una consultazione con il segretario regionale del Partito democratico». Va giù duro, il giovane Fausto Raciti che in queste ultime ore s’è trovato travolto dalla «bufera Crocetta» in piena solitudine. Con un partito in frantumi e che di fatto si ritrova ad incassare come un boomerang il duro colpo della misteriosa vicenda delle intercettazioni della telefonata tra il medico del governatore, Matteo Tutino, e lo stesso Rosario Crocetta. Ma di andare tutti a casa, Raciti, non ne vuole sentire parlare. «Oggi non ci sono ragioni per interrompere la legislatura». Insomma, si naviga a vista nel Partito democratico. Nessuna rotta, nessuna strategia, solo lotte intestine. Uno scenario che continua a spaccare un partito che perde pezzi strada facendo. L’ultimo avvertimento al comandante Renzi arriva da Massimo D’Alema che ha annunciato che oggi non parteciperà all’assemblea del partito a Milano (sul «Pd mi sto interrogando»). Già, Milano, una città amministrata da Giuliano Pisapia che ha indossato la fascia tricolore grazie anche ai voti del Pd, ma che del partito di Renzi non ne ha mai voluto sapere nulla. Per non parlare di Roma, dove il sindaco Ignazio Marino continua a macinare disastri uno dopo l’altro, tra scandali e via vai di assessori. Il tutto in barba al suo segretario Dem che continua a perdere consensi non solo all’interno del suo partito. Anche il fronte governativo continua a segnare la parabola discendente di Renzi. Sulle riforme il premier continua ad andare dritto a colpi di maggioranza. Sulla compagine di governo, invece, eloquente il suo ex compagno di partito, Pippo Civati: «Ho sentito delle evoluzioni di questa maggioranza che si allarga a destra per coprirsi a sinistra: è il partito del governo di cui parlava Gramsci, a Renzi non interessa nemmeno più chi ne fa parte, l’importante è avere 163 voti al Senato«. Altra bordata arriva dal senatore del Pd Miguel Gotor: «Spero che ci sia una smentita da Renzi, ma che purtroppo non è ancora arrivata, relativa a eventuali intese con Verdini, Cosentino e Lombardo sulle riforme costituzionali». Sulla stessa linea l’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza, che invita Renzi a «evitare patti con Verdini e con gli amici di Cosentino e Lombardo». Intanto, è quiete dopo la tempesta in Sicilia. Ma Crocetta è pronto a giocare a rilancio. «Stiamo valutando tutte le azioni legali opportune e necessarie a tutelare l’onorabilità del presidente Crocetta e a risarcirlo del danno morale subito». Annuncia azioni legali contro il settimanale L’Espresso lavvocato Vincenzo Lo Re, difensore di Crocetta. Il riferimento, ricordiamo, è alla notizia, pubblicata dal settimanale e smentita dalla Procura di Palermo (che ha aperto un’inchiesta), dell’esistenza di un’intercettazione tra Crocetta e il medico Tutino in cui quest’ultimo avrebbe detto, riferendosi all’ex assessore alla Sanità Lucia Borsellino, che avrebbe dovuto fare «la fine del padre», il giudice antimafia Paolo Borsellino ucciso con un’autobomba da Cosa Nostra.

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