Politica

La Boschi scopre la "macchina del fango"

La ministra contro la pubblicazione delle intercettazioni "irrilevanti" tra Renzi e Adinolfi

«Quello che è grave è che intercettazioni, che non hanno alcuna rilevanza penale, anziché essere stralciate siano finite ad un giornale e siano state pubblicate». Prontuario berlusconiano? No, nient’affatto. A parlare così, ieri alla Camera è stata la ministra Maria Elena Boschi, Pd, rispondendo ad un’interrogazione del Movimento 5 Stelle. Che la sinistra si sia convertita al garantismo in fatto di conversazioni trascritte e pubblicate sui giornali? Prendiamola per buona, con tanta speranza. Però c’è un punto di svolta, ed è nel fatto che a finire intercettato, stavolta, tra le pieghe dell’inchiesta Cpl-Concordia, è stato il premier Renzi, nella sua conversazione con il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi. E poi un altro big del renzismo rampante, Dario Nardella, «captato» sempre con Adinolfi e l’alto funzionario di Stato Vincenzo Fortunato. Tutto finito sulle pagine del Fatto Quotidiano. Soprattutto con le parti stuzzicanti il voyeurismo politico, sull’Enrico Letta «incapace» (copyright Renzi) e il Giorgio Napolitano «ricattabile» (Nardella e co.). A contorno, le varie manovrine del sottobosco politico che trasparivano dai dialoghi. Tutto questo è stato oggetto dell’interrogazione parlamentare da parte dei grillini, che hanno puntato il dito contro «vicende torbide, fatte da ricatti e carriere costruite sui ricatti». Una volta, sarebbe stata la sinistra dal moralismo berlingueriano ad esprimersi in questo modo. Ma ora sono moderni, nuovi, e intercettati. E il garantismo è la minestra da mangiare per non saltare dalla finestra. Anzi, oltre allo sdegno per le pubblicazioni, il ministro Boschi ha evidenziato che «sull’ipotesi stralcio-non stralcio (delle intercettazioni, n.d.r) sono in atto delle verifiche per accertare eventuali responsabilità. Il ministro della Giustizia ha disposto i primi accertamenti chiedendo all’Ispettorato generale di procedere in questo senso e il Procuratore generale presso la Cassazione ha aperto un fascicolo proprio per verificare se ci sono responsabilità. Purtroppo non è la prima volta che succede, speriamo che sia l’ultima». Già, il «non è la prima volta» è un eufemismo, considerando che la pubblicazione delle conversazioni penalmente non rilevanti è stata per anni il carburante di un certo giustizialismo lancia in resta, lanciato alla carica contro l’esperienza politica, di governo e umana di Silvio Berlusconi. Una pratica che non è stata, per dirla con le parole usate ieri dalla Boschi solo «appassionante per gli interessati al genere fantasy», ma anche noir, giallo e financo erotico. Solo che la sinistra, anche quella dei nuovi e giovani, al massimo è stata in silenzio. Non serve andare tanto indietro nel tempo, bastano un paio di settimane, con le pubblicazioni delle conversazioni su whatsapp delle cosiddette Olgettine. Proprio sul dogma dei «due pesi e due misure», quindi, si sono concentrate le reazioni del centrodestra. «Fino a quando esisteranno due Italie, una in cui le leggi si applicano e una in cui si interpretano, nessun reale cambiamento, per quanto evocato in modo suggestivo, potrà mai verificarsi», osserva Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia. «Ci voleva che Renzi finisse intercettato e pubblicato, perché governo e Pd si accorgessero, fuori tempo massimo, dell’anomalia italiana nell’utilizzo mediatico di conversazioni non penalmente rilevanti», le fa eco il deputato Luca Squeri. Insomma, per stare in tema, se fosse un sms, l’atteggiamento della sinistra sarebbe «tutto bene finchè non capita a me. Perché poi sono dolori». Quant’è provinciale, questo new Pd renziano!

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