Nel crepuscolo della sua vita politica Gianfranco Fini torna ad essere un uomo normale, senza scorta e autoblu. Dopo scandali e polemiche quest’anno lo troviamo paparazzato sotto l’ombrellone a Sabaudia con ciabattine e giornale, magari in attesa di quel famoso caffè chiesto a Berlusconi. Passata l’epoca delle immersioni proibite coi suoi gorilla a Giannutri, per le quali tanto si indignò Legambiente (era il 2008) e dopo le polemiche sui costi dei suoi angeli custodi in vacanza (2012), oggi Fini è libero di prendere un mezzo pubblico. Un suo premuroso ex compagno di partito, Aldo Di Biagio, ora di Ncd, aveva chiesto al Viminale perché mai l’ex presidente della Camera non aveva più nessuno a proteggerlo. La risposta è arrivata dal viceministro Bubbico: la scorta non c’è più per «l’assenza di concreti ed attuali indicatori di rischio». Nessuno se lo fila più, insomma. Dopo decenni di autisti e auto di partito, di blindate pagate dai contribuenti, Fini per andare dove vorrà andare (alla Camera ha ancora un ufficio) pagherà di tasca sua. Guadagna bene, l’abbonamento Atac può permetterselo .
Che fine Fini. Dalla scorta al bus
di Antonio Angeli