Politica

E Renzi resta ai margini della Ue

La Merkel incontra Hollande. L’Italia irrilevante nelle trattative

Impressionante, non c'è altro aggettivo per descrivere il fallimento della linea politica tenuta da Matteo Renzi sulla crisi greca. Ieri, chiuse le urne e visti i primi sondaggi che davano il no in vantaggio, Angela Merkel, la Cancelliera tedesca, annunciava che sarebbe volata oggi a Parigi, per incontrare il presidente francese Hollande in un vertice d'emergenza in cui decidere il da farsi. L'Italia, in questo nuovo e complicato risiko politico che si apre, appare irrilevante e la ragione è semplice: l'errore imperdonabile di Matteo Renzi di schierarsi con il più forte, la Germania, e quindi di appiattire sul muro tedesco verso Tsipras ogni possibile linea di mediazione italiana. Ecco, quindi, che all'indomani del referendum, l'asse franco-tedesco si rivela centrale ancora una volta, costringendo il nostro Paese ad una irrilevanza strategica in un momento storico e decisivo per il futuro dell'Unione europea. La mediazione tra la linea tedesca, i creditori, la Bce, e la Grecia la porterà avanti con ogni probabilità proprio Hollande che sulla durezza delle scelte dell'Eurogruppo aveva già espresso, prima del voto di ieri, diverse perplessità e in rappresentanza italiana, per nazionalità ma non per mandato politico, resterà solo il governatore della Bce Mario Draghi. Ciò che colpisce della linea in politica estera che Matteo Renzi sta imprimendo all'Italia è la totale sua inadeguatezza al momento storico e politico. Tra l'altro, giorni fa, proprio Renzi in una intervista al «Corriere della Sera», parlando di Grecia, aveva detto che lui ai vertici non andava anche se Tsipras lo aveva invitato. Come non capire che un terzo incomodo italiano tra Parigi e Berlino, nelle vicende di Atene - oltreché lasciare Tsipras e la Grecia meno soli - sarebbe stato salutare per ridisegnare il ruolo dell'Italia nella Ue e anche condizionare alcune scelte europee? Bene, Renzi non lo ha capito oppure ha sbagliato i calcoli politici come, del resto, sulle politiche per l'immigrazione dove l'Italia non riesce a far passare, al Consiglio Europeo e in sede decisionale, provvedimenti che allentino il peso degli sbarchi (e degli aiuti) dei profughi sulle nostre coste, redistribuendoli in modo permanente e duraturo, equo, tra tutti i 28 paesi dell'Ue, a cominciare da Francia e Germania per arrivare agli Stati baltici. Impressionante, appunto, un aggettivo che all'inizio di questo articolo non abbiamo impiegato a caso visto che è il termine più frequente con cui negli ultimi quattro anni, dalla fine del 2011 anno in cui han costretto a sloggiare Silvio Berlusconi, la Merkel definisce le riforme italiane, indipendentemente dal premier che incontra, che sia Renzi, Monti o Enrico Letta. Eppure a Renzi sarebbe bastato poco, rileggersi un po' di storia sulla nascita dell'Europa, dal progetto dei padri fondatori a metà del secolo scorso, sino ad oggi per capire che schiacciarsi sulle posizioni tedesche, per l'Italia, non è mai un vantaggio politico. Non lo è stato nelle due guerre mondiali, la prima l'abbiamo vinta contro gli Imperi centrali e contro la Germania, la II l'abbiamo persa da alleati della Germania nazista, salvo poi cercar redenzioni dopo il 25 luglio e l'8 settembre. A Renzi sarebbe bastato avere un poco più di coraggio politico perché la politica estera non si fa regalando a Tsipras una cravatta (come fece mesi fa Matteo Renzi, dicendo al premier greco di indossarla quando il suo Paese sarebbe uscito dalla crisi) e non andando ai vertici. Impressionante, direbbe la Merkel. Perché Renzi non regala una cravatta pure a lei?

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