Politica

La legge Severino vale solo per Berlusconi

Quello che era buono per il cav non lo è per De Luca salvato in extremis dai giudici

«O’ miracolo» l’ha fatto la magistratura. E così, un decreto della I Sezione civile del Tribunale ordinario di Napoli congela la sospensione di Vincenzo De Luca da Presidente della Regione Campania in base alla Legge Severino. Fino al 17 luglio, data in cui il pronunciamento del Tribunale verrà discusso in udienza collegiale. In sintesi, nelle motivazioni, il giudice Cioffi spiega la necessità di tutelare l’«esercizio di un diritto politico» e, di conseguenza, il funzionamento della Regione. Ora, dunque, potrà svolgersi la prima seduta del Consiglio Regionale, già rimandata una volta, ed essere formata la Giunta. Anche se i nodi, e molti, restano. Lo ha spiegato, intervenendo alla Radio dell’ Università Niccolò Cusano, l’avvocato Gianluigi Pellegrino del Movimento difesa del cittadino. «Tutti gli atti sono sub judice e contestabili», dice, e individua due strade per sbrogliare la cosa: «tornare al voto o fare una legge che garantisca un governo stabile alla Regione». De Luca, intanto, accolta la notizia fa il Renzi, e promette di «voltare pagina all’insegna della legalità e della trasparenza», assicurando l’immagine di una classe dirigente «fatta di dignità istituzionale, di concretezza amministrativa e di rigore spartano». Dalle parti di Forza Italia però si mettono insieme le tessere del puzzle. Lo scorso 25 giugno il Tribunale di Napoli aveva accolto il ricorso di De Magistris contro gli effetti della Severino. La «sospensione sospesa» di De Luca, seppur provvisoria, ma comunque utile a fargli accendere la macchina governativa della Regione. E, dall’altro lato, la defenestrazione di Berlusconi dal Senato, nell’autunno 2013, a seguito della sentenza Mediaset. È proprio sul punto che insiste la batteria di tweet e dichiarazioni che si scatena dalle trincee azzurre. Il Capogruppo Brunetta tocca il nodo della questione: «rottamiamo la Severino, facciamo tornare Berlusconi senatore», dice, ricordando che anche le parole di Cantone sulla necessità di cambiare la legge; la responsabile comunicazione del partito, Deborah Bergamini twitta: «applicazione Severino ufficialmente contra personam: effetti legge si sospendono per tutti, valgono solo per Berlusconi»; mentre Toti osserva che «la legge Severino di fatto ha agito unicamente contro Berlusconi». Un fuoco di fila divampato con il passare delle ore e a cui si affianca Giorgia Meloni, leader di Fdi («la Severino vale solo per Berlusconi e il centrodestra»). A sera, arriva anche la nota congiunta dei legali del Cav, Coppi, Ghedini e Longo: «si dovrebbe dare atto - scrivono - che nei confronti del presidente Berlusconi è stata commessa una straordinaria e gravissima ingiustizia per eliminarlo strumentalmente dalla vita politica del Paese». Tutte parole, queste, che compongono l’affresco dell’aria che si respira a Palazzo Grazioli. Da un lato, lo schiaffo, ennesimo, utilizzando il guanto borchiato della Legge Severino. Dall’altro, l’offensiva della Procura di Milano sul Ruby ter, con un’inondazione di lettere private ed sms a beneficio di stampa che da un paio di giorni sta riportando alla luce l’epopea delle «Olgettine». In poche parole, è assedio. Mentre a Napoli, il pd renzian-delucano festeggia questo tripudio giudiziario a metà tra Kafka ed Eduardo.

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