Dai fasti agli ufficiali giudiziari. A San Lorenzo in Lucina i creditori bussano alle porte di Forza Italia dove si riempiono scatoloni e sfrattano inquilini. La tesoriera Maria Rosaria Rossi ha tolto gli uffici ai verdiniani D’Alessandro e Abrignani e i ben informati assicurano che il prossimo ad avere il ben servito sarà proprio Denis Verdini. A pochi passi Raffaele Fitto è pronto a inaugurare, all’angolo fra piazza del Gesù e corso Vittorio Emanuele, la sede dei «Conservatori e riformisti». La data della cerimonia è fissata per il 16 luglio. Contestualmente al taglio del nastro dovrebbe avvenire anche il debutto del gruppo alla Camera. Ad oggi l’eurodeputato può contare sul toscano ed ex tesoriere azzurro Maurizio Bianconi, il lucano Cosimo Latronico, l’umbro Pietro Laffranco, i campani Antonio Marotta e Giuseppina Castelli, il fedelissimo Daniele Capezzone che, si vocifera, ricoprirà il ruolo di capogruppo. Serpeggia fra i corridoi di Montecitorio anche l’ingresso di due ex grillini ora nel gruppo Misto. A questi si aggiungerebbe la flotta pugliese: Altieri, Distaso, Fucci, Ciracì, Chiarelli, Marti e il segretario d’aula Rocco Palese. Questi ultimi due, da sempre fittiani di ferro, non condividerebbero la fuoriuscita da Forza Italia. In particolare Palese che, in questi mesi, ha vissuto uno sdoppiamento di personalità politica: a Roma stakanovista forzista, innumerevoli gli interventi in aula e puntuali i report che invia ogni settimana a Berlusconi, mentre in Puglia attento cane da guardia del gregge fittiano. Renato Brunetta, con il quale ha un ottimo rapporto, starebbe lavorando affinché il pugliese resti in Forza Italia. Una permanenza che si tradurrebbe in uno schiaffo politico a Fitto. L’altro ieri l’ex ministro ha presieduto a Roma una riunione con i suoi per definire la strategia. Ancora una volta erano assenti i deputati Saverio Romano e Giuseppe Galati, critici sui contenuti e la prospettiva del progetto lanciato dall’eurodeputato e, soprattutto, in attesa delle mosse di Denis Verdini. In questi giorni l’enclave del toscano avrebbe ragionato sul possibile nome del gruppo in caso di rottura: «Centro per le riforme». Nel nome, assicurano, non mancherà la parola riforme, considerata un punto di riferimento da sempre, sin dai tempi del Nazareno, e di forte connotazione politica. Pallottoliere alla mano, affermano, allo stato ci sarebbero i numeri per costituire un gruppo al Senato ma non alla Camera dove comunque resterebbe la tentazione di aderire al Misto. Qui starebbero per approdare, tra gli altri, Giovanni Mottola e Francesco Nitto Palma, da tempo in rotta con Berlusconi a causa della gestione del partito in Campania.
Forza Italia implode: pronte tre scissioni
Fitto inaugura la sede del proprio movimento ma perde pezzi alla Camera I verdiniani varano il «Centro per le riforme». E anche i campani scalpitano
