Politica

Il default della Grecia costa all’Italia 65 miliardi

È questa l’esposizione al debito ellenico. Padoan: non si possono escludere choc ma Bce forte

L’uscita della Grecia dall’euro, anche se pilotato dalla Bce e con l’attivazione di tutti gli ammortizzatori finanziari possibili, sarebbe un evento traumatico per l’Eurozona; uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili soprattutto per i Paesi economicamente più deboli. Finora le autorità monetarie e i governi si sono dati un gran da fare a ribadire che le ricadute di questo evento potranno essere limitate, arginate, senza panico e senza contagio. Anzi tra i Paesi del blocco del Nord, Germania in testa, sta prevalendo la convinzione che con il Grexit si darebbe una lezione a quei governi che sono insofferenti verso politiche di rigore. Una posizione che assomiglia tanto a quella che nel settembre 2008 indusse il segretario del Tesoro degli Stati Uniti Hank Paulson a lasciare che Lehman Brothers fallisse, a quanto pare per impartire una «bella lezione» al mercato. E le conseguenze si sono viste. L’impatto del default della Grecia sarebbe più devastante perchè andrebbe a colpire il concetto dell’irreversibilità dell’euro che è il pilastro dell’unione monetaria. I mercati non si fiderebbero più della longevità dell’euro e i membri più deboli della zona euro sarebbero sottoposti a più forti pressioni di mercato. Il Financial Times già ha scritto che il caso Grecia ha fatto dimenticare i problemi di Italia e Francia. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non ha escluso «che possano esserci uno choc sui mercati finanziari» ma ha comunque rassicurato che la Bce «possiede strumenti potentissimi». E comunque «i fondamentali dell'economia italiana, sia in termini di crescita sia di finanza pubblica, sono molto più solidi». Facile che sull’onda del default greco e venuta meno la certezza dell’ombrello dell’euro, riesploda la speculazione. Padoan ha assicurato che l’Italia è in sicurezza. «Nel Def abbiamo fatto stime molto prudenziali per quanto riguarda il fabbisogno di interessi. In questi mesi di tassi bassi abbiamo anche portato fieno in cascina, così che il costo del debito è in ogni caso estremamente protetto». L’esposizione dell’Italia verso al Grecia pari a 40 miliardi che salgono a 54 se si considera anche la quota versata da Roma al fondo salva Stati e a 65 aggiungendo la liquidità di emergenza concessa alle banche greche. Sarà difficile recuperare tutti questi soldi anche se di gran parte le scadenze sonon lunghe. L’Italia ha versato ad Atene 10 miliardi di euro di prestiti bilaterali ai tempi del primo pacchetto di salvataggio, nel 2010-2011. Le prime rate dovranno essere restituite a partire dal 2020. Poi ci sono 23,3 miliardi di contributo dell’Italia al Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf). Nel 2012 l’Efsf è stato sostituito dal fondo salva Stati, a cui Roma ha versato 14,2 miliardi. Infine l’Italia ha partecipato con 7 miliardi al sistema costituito da Bce e banche centrali nazionali, che ha in pancia oltre 25 miliardi di titoli di Stato greci. Infine la Banca d’Italia fornisce liquidità alle banche greche attraverso l’Eurotower. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha rassicurato: «Il coinvolgimento diretto del sistema bancario italiano con la Grecia è assolutamente limitato, inferiore a 1 miliardo».

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