Quello greco? «Un referendum senza scelta». Claudio Borghi, economista della Lega Nord e consigliere regionale in Toscana, non si unisce al coro di chi in queste ore inneggia al «coraggio» del premier greco. «Tsipras - spiega l'esponente No euro - sta chiedendo di fatto ai greci se preferiscono stare sulla padella o sulla brace. Sulla base, oltretutto, della pressione di avere le banche chiuse». Borghi ricapitoliamo. Che cosa sta succedendo in Grecia? «Quello che avevamo previsto: che nessun tipo di intervento, che non avesse contemplato l'uscita della Grecia dall'euro, sarebbe stato risolutivo. Abbiamo "vinto" una marea di sofferenze che potevano essere evitate e dall'altra parte abbiamo chi ne è uscito fuori con le tasche piene». Chi? «Le banche francesi e tedesche». Tsipras è un eroe sovranista o un furbo? «Un furbo. Perché non ha mai parlato di risolvere lo squilibrio alla radice. Tsipras non ha mai detto: usciremo dall'euro ma "noi usciremo dall'austerità". Ma se non ha la tua moneta, per uscire dall'austerità i soldi te li deve dare qualcun altro. La promessa elettorale era: ci faremo dare più soldi. Ma era una promessa mistificatoria: anche perché ciò dipende dagli altri. E non mi sembra che l'Eurogruppo abbia alcuna intenzione di dargliene ancora». Così il premier greco avrebbe combinato un pasticcio. «Tsipras paga non aver detto ai suoi cittadini la verità sull'euro, spiegando che era solo un problema di negoziazione. E adesso che le conseguenze vengono al pettine fa il gesto di indire il referendum? Troppo comodo…». Magari però i greci con questo referendum daranno una scossa a Bruxelles. «Queste cose non si decidono con un referendum. Lo dico ai 5 Stelle. Queste situazioni non possono essere risolte così perché poi ti trovi le banche chiuse: e così come si può decidere in modo sereno? Occorre fare invece la campagna elettorale, dove si dice con sincerità quali sono i problemi, e in caso di vittoria dopo si agisce per decreto, possibilmente in modo coordinato con gli altri Paesi». Il Grexit potrebbe voler dire però tornare alla moneta nazionale, quello che auspicate. Sarebbe tutto risolto, no? «In questo caso fino a un certo punto. Ricordiamo che Grecia, al contrario dell'Italia, ha un sistema economico distrutto grazie all'euro. Per cui una volta tornata la dracma dovrà fare una gran fatica con uno Stato che si trova ad avere quasi tutti i beni di cui ha bisogno da importare e non ha altrettanti beni da esportare. Rischia, quindi, che la sua moneta diventi molto "bassa" senza beni che le danno valore. Cosa che invece succederebbe all'Italia che adesso è in equilibrio. Se uscissimo dall'euro i nostri prodotti invece diventerebbero convenientissimi sostenendo quindi il valore della moneta». Lo scenario più verosimile qual è? «Che la Grecia verrà fatta uscire dall'euro nella maniera peggiore possibile da servire così come "monito". Le menzogne dei burocrati europei spingeranno poi a far credere che le difficoltà che avrà la Grecia saranno le stesse per qualsiasi altro Stato che volesse pronunciare la "bestemmia" di voler uscire. Senza spiegare che c'è una piccola differenza tra uno Stato che era sussidiato come la Grecia, e uno Stato invece che quei soldi li pagava e li paga tuttora come l'Italia».
Borghi: "La soluzione non è il referendum"
L'economista della Lega: "Se noi uscissimo i nostri prodotti sarebbero più convincenti"
