Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, è salvo (per ora) e Vincenzo De Luca brinda a una sentenza che può rappresentare un precedente a suo favore. Morale della favola: a pagare per la legge Severino sono solo quelli di centrodestra. La decisione presa ieri dal Tribunale partenopeo, che ha accolto il ricorso del primo cittadino sospeso dalla carica dopo la condanna per abuso d’ufficio e reintegrato in precedenza dal Tar con successiva conferma del Consiglio di Stato, potrebbe segnare uno spartiacque per chi incappa nella «tagliola» della norma voluta dall’allora ministro della Giustizia del governo Monti. Stavolta, infatti, ad esprimersi non è stato un tribunale amministrativo ma il giudice ordinario, a cui di recente la Cassazione ha attribuito la competenza sui ricorsi contro le sospensioni degli amministratori pubblici. L’accoglimento del ricorso è dipeso anche dal fatto che sul destino della legge Severino è chiamata a pronunciarsi a ottobre la Corte Costituzionale. Tar e Consiglio di Stato, infatti, hanno inviato gli atti alla Consulta affinché dirima il punto centrale: la Severino è o non è incostituzionale? La sospensione di de Magistris, scattata con provvedimento del prefetto prima del reintegro del sindaco deciso inizialmente dal giudice amministrativo, è dunque... sospesa. Il presidente del Tribunale, Ettore Ferrara, ha anche sottolineato la delicatezza dell’argomento parlando di «evidente rilievo mediatico assunto in questi giorni dalla questione». Secondo Luigi de Magistris tutti i tribunali hanno stabilito «trattarsi di un fumus, e quindi riconoscono la fondatezza delle mie ragioni. Ora sarà la Corte Costituzionale a stabilire i corretti confini della costituzionalità della norma». I riflessi sul caso De Luca potrebbero essere inevitabili. Il neo governatore della Campania, che quasi certamente, dopo essere stato proclamato presidente, verrà sospeso dal premier Matteo Renzi (si attenderà la nomina della Giunta), si rivolgerà subito dopo al giudice ordinario per raggiungere l’obiettivo ottenuto ieri da Giggino. I giudici hanno due alternative: confermare la sospensione oppure, come per il sindaco di Napoli, metterla in «congelatore» in attesa della Consulta e nel frattempo «salvare» De Luca. Scelta, quest’ultima, che dopo la pronuncia del Tribunale partenopeo appare più a portata di mano. Intanto il governatore ha agito preventivamente con un parere inviato al premier nel quale spiega che la Severino, nel suo caso, non è applicabile. Motivo? La carica elettiva di presidente di Regione è stata acquisita in epoca successiva all’emanazione della sentenza di primo grado. Ed è proprio sulla retroattività della norma che dovrà pronunciarsi la Consulta.
Il tribunale salva De Magistris Ora spera anche De Luca
Accolto il ricorso contro la sua sospensione a sindaco
