Politica

L’Europa come Pilato Sulle quote non decide

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Chi volete libero, Gesù o Barabba? A guardare la soluzione uscita ieri dal vertice dell’Unione europea sull’emergenza immigrazione viene in mente Ponzio Pilato. Perché c’è davvero qualcosa di pilatesco nel dire a paesi come l’Italia e la Grecia, fronti mediterranei nell’emergenza sbarchi, che l’Ue dà l’ok alla redistribuzione di quarantamila migranti ma che saranno i singoli stati dell’Unione europea a decidere come spartirseli, entro luglio. L’Ue sa benissimo che stati come la Francia, la Gran Bretagna, gran parte dei paesi dell’est, sono contrari alle quote. Lo sa bene anche il nostro Premier Matteo Renzi che nei giorni scorsi, a Expo, ha incontrato prima il premier britannico David Cameron e poi il presidente francese Hollande senza ottenere nulla sul tema dell'immigrazione. Dire che saranno gli stati a decidere come spartirsi i quarantamila - peraltro un numero stabilito sulla carta ma di fatto già superato dai continui arrivi - vuol dire che gli stati che pesano di più imporrano la loro volontà politica. L’asse franco-tedesco, sul tema dei migranti, è già nei fatti, la posizione britannica è chiara e l’Italia avrà gioco assai difficile per riuscire ad imporsi. Il fatto è che, a parte riempirsi la bocca con parole come solidarietà, l’Ue gioca sempre al minimo e il compromesso pilatesco di ieri è una trovata da azzeccagarbugli per far andare d’accordo capre e cavoli, paesi come Grecia e Italia, in emergenza per i continui sbarchi, e nazioni come Francia e Inghilterra. In attesa del vertice europeo previsto a Bruxelles giovedì e venerdì prossimi, basta vedere alcuni passaggi della bozza uscita dall’incontro di ieri per capire che l’Italia dovrà ancora una volta sbrigarsela (quasi) da sola. Passaggi come questo: si chiede ai governi nazionali «la rapida adozione di una decisione che istituisca il meccanismo temporaneo ed eccezionale» e che «tutti gli Stati membri concorderanno, entro la fine del mese di luglio, sulla distribuzione di queste persone». Il fatto è che nei cinque punti della bozza Ue, per l’Italia, oltre alla beffa si rischia pure il danno. Vediamoli, e poi capiamo il perché. Al punto a): è concordata la ricollocazione di 40mila persone da Italia e Grecia; al punto b) si indica la «rapida azione da parte del Consiglio di una decidione che imposti un meccanismo temporaneo ed eccezionale» per la ricollocazione e che a questo scopo «gli stati membri concorderanno entro la fine di luglio sulla distribuzione» dei 40mila profughi con diritto d’asilo. Al punto c) si indica la «impostazione di zone di frontiera strutturate e di strutture negli stati membri in prima linea, con l’attivo supporto di esperti degli stati membri, di Frontex e Europol per assicurare la pronta identificazione, registrazione e presa di impronte dei migranti», ovvero dei cosiddetti «hotspots» (ndr, crocevia); Al punto d) si prevede «l’immediata fornitura di aumentata assistenza finanziaria agli stati in prima linea per aiutare ad alleviare i costi» di accoglienza e trattamento delle domande per la protezione temporanea. Infine al punto e) si dice che il vertice ha concordato sul «principio che tutti gli stati membri parteciperanno al "resettlement" di 20mila persone in chiara necessità di protezione internazionale», con riferimento ai profughi nei campi nei paesi terzi. I punti da leggere bene sono il c) e il d) dove si parla di sostegno ai costi dell’accoglienza per stati in prima linea (l’Italia lo è) e di strutture negli Stati membri, in zone di frontiera. Temiamo, visto che Francia, Inghilterra, Germania e altri non si prendono profughi non identificati, che pensino a campi di accoglienza nei paesi dove i migranti sbarcano, quindi noi e la Grecia. Matteo Renzi e i politici che ci rappresentano in Europa dovrebbero chiarire bene il punto, visto che Ponzio Pilato ha liberato Barabba già una volta. Meglio non fidarsi. Anche perché attorno a noi nessuno si fida. La Francia vigila Ventimiglia, l’Austria controlla le frontiere, l’Ungheria pensa al muro e, notizia delle ultime ore, persino il Canton Ticino (ma almeno la Svizzera non è nell’Ue), quello di Lugano bella, ci fa sapere che «se l’afflusso di rifugiati che giungono dall’Italia continua, dobbiamo chiudere temporaneamente le frontiere». A dirlo è Norman Gobbi, presidente del governo ticinese, che aggiunge: «Dobbiamo dare un segnale, fermare i clandestini alla frontiera sud per rispedirli indietro». In Italia. Il nuovo Mezzogiorno d’Europa.

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