Politica

"Così l’Europa non ha più alibi"

di Laura Ravetto, Presidente del Comitato Bicamerale Schengen

* Caro Direttore, Siamo tutti d’accordo che il regolamento di Dublino, che statuisce in capo allo Stato di primo approdo l'onere della prima accoglienza e della distinzione tra chi è profugo e chi no, andrebbe modificato. Siamo d’accordo che è superato, è antistorico, è stato pensato trent’anni fa per il sistema dei visti, ma sappiamo anche tutti, purtroppo, che essendo stato sottoscritto recentemente, gli altri Stati membri si nascondono dietro questa scusa per non modificarlo. Tutto ciò premesso, martedì in aula, con una risoluzione a mia prima firma e condivisa da quasi tutte le forze politiche in seno al Comitato Schengen, si è semplicemente detto al Governo: «Bene, almeno applichiamolo tutto». Nel dettaglio, applichiamo anche l'articolo 17 portato dallo stesso regolamento che - di fatto -deroga al principio dello Stato di primo approdo. È stato un lavoro complesso quello che ha impegnato il Comitato, alla ricerca di una difficile posizione condivisa su un tema così divisivo come quello dell’immigrazione. Ma posso dire, a nome di quasi tutti, che ce l’abbiamo fatta. Creando un’atmosfera di collaborazione e confronto fra le forze politiche e anche grazie ai contributi dei sessanta interlocutori che si sono succeduti in Commissione siamo riusciti a trovare un piccolo, ma importante, punto di sintesi. Qualora trovi approvazione in sede europea la proposta del Comitato Schengen votata dal Parlamento, ogni Stato membro dovrà assumere la responsabilità di esaminare le richieste di asilo presentate in frontiera o sul territorio di altro Paese di primo approdo, formalmente competente in prima istanza. Entrando nel merito, si tratta di applicare le cosiddette clausole di sovranità e umanitarie contenute all'articolo 17 di Dublino. Clausole che permetterebbero, una volta attivate, di superare l’ipocrisia dietro la quale si nascondono i componenti dell’Unione, attribuendo all’Italia e solo all’Italia l’onere, senza onori, di accogliere centinaia di migliaia di migranti. Ad esempio, in forza della clausola umanitaria presente nell’art. 17 comma 2 del regolamento di Dublino, qualsiasi Stato membro, pur non essendo competente per l’esame della domanda secondo i criteri ordinari, lo diventerà in considerazioni di esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo. Ciò, come è evidente, riguarda tantissime situazioni che si sono dovute affrontare in Italia e che da tempo sono ben note a tutti noi: donne in stato di gravidanza che volevano raggiungere il marito che si trovava in altro Stato membro, gravi malattie e soprattutto i minori non accompagnati, tema di enorme gravità. Sarebbe una soluzione naturalmente parziale, certo. Ma l’applicazione puntuale di questa norma (l’unica inattuata di tutto il Regolamento di Dublino…) permetterebbe all’Unione Europea di superare le differenze sui poteri d’asilo previste dagli ordinamenti nazionali. Parliamoci chiaro: l’Italia è un Paese di transito e non di destinazione per i migranti. Molti - se non quasi tutti - di coloro che arrivano sulle nostre coste vogliono raggiungere altri Paesi europei. Facendo valere per davvero il regolamento di Dublino, il Governo Italiano potrà mettere alla prova i Governi degli altri Stati membri che, a quel punto, dovranno dimostrare se le leggi valgono in tutto, per tutto e per tutti o se invece valgono in parte e solo per alcuni. Sarà interessante verificare se gli altri Stati europei, alla prova del Regolamento da essi stessi firmato, potranno «negare», ad esempio, un ricongiungimento famigliare. Un’eventuale attuazione piena di Dublino solleverebbe, seppure in parte, il nostro Paese, le nostre Regioni, i nostri Comuni dalle numerose incombenze e dai gravosi costi finora sostenuti. E questo, senza invocare illusorie possibilità di modifiche al Regolamento stesso: modifiche necessarie, come sappiamo, ma che vedono l'assoluta contrarietà degli altri paesi europei. Noi con questa risoluzione abbiamo voluto dare un segnale chiaro, seppur piccolo, all’Europa: volere è potere. Le soluzioni, anche se parziali, si possono trovare valicando i partiti partitici e territoriali. Serve la volontà politica di intendere la Sicilia come il confine meridionale dell’Europa attivando quelle clausole che nel trattato di Dublino ci sono già. La via che abbiamo suggerito al Governo - e che sono grata il Governo abbia accettato di percorrere dando parere favorevole alla risoluzione - è una via giuridica, magari non è il piano B, ma è evidente che l’attivazione di una clausola già prevista dal regolamento sarebbe la dimostrazione di un’Europa che non fa più perno su direttive, patti, regolamenti solo quando ha da chiedere, ma anche quando ha il dovere di dare e fare la sua parte. Tra Grecia e Consiglio europeo questo fine mese sarà tra i più difficili che l’Unione europea si sia mai trovata ad affrontare. Ma sempre questo fine mese, se i singoli Stati avranno il coraggio di stringersi davvero in un’unica e reale Unione, potrà essere per l’Europa l’occasione di prendere la rincorsa per creare davvero quegli Stati Uniti d’Europa che ci metterebbero nelle condizioni per il più grande, importante conseguimento politico della nostra storia recente. In caso contrario vorrà dire che l’Europa non è mai nata

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