«La Francia nei primi anni '80 ha accolto decine e decine di terroristi e adesso invece respinge persone che avrebbero tutto il diritto di essere considerate dei rifugiati politici». Incuriosito da queste parole, mi volto per guardare chi le pronuncia. Metto a fuoco meglio. Sì è proprio lui, il ministro della Giustizia Andrea Orlando seduto su uno sgabello. È solo, dentro e fuori neanche l'ombra della scorta o di un auto blu. Sono le 15.30 circa del 17 giugno e il ministro, completo blu con cravatta rossa, sta terminando il suo pasto in un piccolo locale di specialità genovesi a conduzione familiare in via della Stelletta nel pieno centro storico di Roma, a poche centinaia di metri dai palazzi della politica. Lui ligure, ha ritrovato in questo posto un pezzo della sua terra. Trofie al pesto, quello vero, e focaccine genovesi sono i piatti di punta. Orlando va spesso a mangiare lì e ama conversare con la signora e il figlio, proprietari del locale. «Questi poveretti - prosegue Orlando parlando dell’emergenza migranti - scappano da paesi che sono in guerra e non possono essere considerati clandestini. La Francia deve capire che ci sono delle regole sui rifugiati politici e non può decidere di ignorarle». Parla pacato il ministro, ma il tono è deciso e si capisce che quello che sta accadendo a Ventimiglia, proprio non gli va giù. Le immagini dei migranti seduti sugli scogli, le frontiere francesi blindate da polizia e gendarmi e poi, come se non bastasse, le parole del governo transalpino che sanno di vera e propria beffa. Sorseggia il caffè e rifiuta un biscotto di frolla che gli viene offerto. Forse sta ripensando alla Dottrina Mitterrand che dal novembre 1982, ha concesso il diritto di asilo a numerosissimi terroristi italiani. Solo nel 2002, con il governo di Jean-Pierre Raffarin, la dottrina è stata di fatto abrogata con l’estradizione di Paolo Persichetti in Italia. Un anno dopo il Consiglio di Stato francese l'ha dichiarata priva di effetti giuridici e ha concesso in seguito l'estradizione di Cesare Battisti. Uno violento scroscio di pioggia distoglie per un attimo l'attenzione dei presenti e Orlando coglie l'occasione per alleggerire un po' il discorso. «Sembra di stare a Milano». «Un giugno così non si era mai visto» fa eco un giovane seduto al tavolino accanto. Poi l'argomento si concentra sulle prossime vacanze «Speriamo di farle» si lascia sfuggire il ministro, che si alza e va verso la cassa. La pausa è finita bisogna tornare a lavorare. Tornerà presto ne suo pezzo di Liguria. La farinata di ceci lo aspetta.
"Parigi prende i terroristi ma non i migranti"
Il ministro della Giustizia Orlando intercettato da "Il Tempo" al ristorante. Lo sfogo dopo la decisione di chiudere la frontiera di Ventimiglia
