Dopo il sostanziale pareggio alle regionali di due settimane fa, questa volta il Partito Democratico incassa un duro colpo che potrà avere ripercussioni anche a livello nazionale. Il presidente del Consilgio Matteo Renzi perde Venezia, città storicamente a sinistra e dall’alto impatto simbolico. Era nella laguna, infatti, che si giocava la sfida più importante, con il candidato del Partito Democratico, Felice Casson, civatiano, che partiva dal 38% conquistato al primo turno, con una decina di punti di vantaggio rispetto a Luigi Brugnaro, candidato di Forza Italia. Un divario che però non è stato sufficiente al senatore «ribelle», e alla fine è risultato decisivo l’appoggio della Lega Nord di Matteo Salvini che ha portato al forzista in dote il 12% fatto registrare al primo turno. Uno scenario simile a quello della Liguria dove il centrodestra compatto aveva consentito a Giovanni Toti di conquistare una poltrona da governatore storicamente appannaggio della sinistra. Determinante per l’elezione del nuovo sindaco, dopo un anno di commissariamento post scandalo Mose, anche l’atteggiamento del Movimento 5 Stelle che non ha trovato l’accordo con nessuno dei due candidati a cui aveva sottoposto 5 punti dirimenti da inserire nel programma. Si pensava che, nonostante tutto, una parte di pentastellati potesse puntare su Casson, ma evidentemente così non è andata e il 12% raccolto dai grillini è andato a ingrossare la percentuale dell’astensionismo. Una netta sconfitta per Renzi che fa suonare più di un campanello di allarme in casa dem. Sì perché il Pd, persa la Liguria, travolto in Veneto e in caduta libera a Roma, temeva fortemente il risultato delle urne, benché il premier abbia sempre ostentato sicurezza. La conferma era arrivata ieri dalle parole del vicesegretario dem Lorenzo Guerini che, in attesa dei risultati, sulla scia di quanto affermato dal Premier prima delle regionali, aveva messo le mani avanti: «Le elezioni di oggi non sono un test per il governo e non hanno alcun significato a livello nazionale, ogni caso il nostro partito ha le carte in regola per avere buoni risultati». Risultati negativi per il Pd anche in altre città. Come ad Arezzo, dove, per pochi voti, il candidato del Pd Matteo Bracciali, che aveva ottenuto un vantaggio dell’8,2%, alla fine ha dovuto arrendersi ad Alessandro Ghinelli, sostenuto da Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Veneto indigesto per il Pd anche a Rovigo con la vittoria di Massimo Bergamin (sostenuto da Lega e Fi) e centrodestra in vantaggio anche a Chieti, mentre a Nuoro il Pd è stato battuto dalla coalizione regionalista guidata da Andrea Soddu. Il Partito Democratico mantiene la roccaforte Mantova, dove era pressoché sicuro del successo grazie al 46,5% ottenuto al primo turno da Mattia Palazzi e vince a Lecco con Virgino Brivio, a Trani con Amedeo Bottaro e a Macerata con Romano Carancini. Ancora incerti i risultati in Sicilia dove si voterà anche oggi, fino alle 15. Occhi puntati su Enna, dove il Pd è costretto a fare il tifo per Mirello Crisafulli che alle Politiche 2013 fu escluso dalle liste per la Camera, nonostante l’ottimo risultato ottenuto alle «parlamentarie», mentre a Gela, città natale del governatore Rosario Crocetta, desta molto curiosità il risultato del Movimento 5 Stelle, che si è guadagnato il ballottaggio contro il sindaco uscente del centrosinistra Angelo Fasulo e ha ricevuto l’insolito endorsement del Nuovo Centrodestra che a livello nazionale governa con Renzi. Confermata la fuga dalle urne per gli italiani, sempre più lontani da una politica costantemente scossa dagli scandali. Sconfortante il dato dell’affluenza: 47,11%. In pratica degli oltre 2 milioni di cittadini chiamati a votare per i ballottaggi di 12 capoluoghi e 66 comuni (13 dei quali in Sicilia) si sono presentati alle urne in meno di un milione, ben il 17% in meno rispetto al primo turno di quindici giorni fa. Una netta diminuzione, anche se storicamente i ballottaggi hanno fatto sempre segnare percentuali inferiori rispetto a quelle dei voti «preliminari». Ciò non toglie che ormai ad eleggere i sindaci, anche di importanti città, sono spesso la minoranza del corpo elettorale, con una legittimazione popolare assai debole.
Il Pd perde Venezia, Casson ko. L’affluenza crolla al 47,1%
Non vota neanche un italiano su due. Capoluogo veneto a Brugnaro
