Altro che articolato sistema corruttivo, altro che «stipendi» e mazzette pretesi in cambio di favori. Gli scafati funzionari a libro a paga di Mafia Capitale non sarebbero, in realtà, nient'altro che una tenera sfilza di «poveri cristi» prosciugati da matrimoni falliti e assediati da ex mogli voraci. È la versione di Salvatore Buzzi, offerta ai pm Cascini e Prestipino nel corso delle dichiarazioni spontanee rese il 31 marzo scorso dall'ex presidente della coop «29 giugno». Cento pagine di verbale nelle quali il dramma concreto e attualissimo dei padri separati al collasso ritorna come struggente leitmotiv. Si parla dello «stipendio» versato a Luca Odevaine, l'ex vice capo di gabinetto di Veltroni e componente del «Tavolo di coordinamento nazionale sull'accoglienza dei migranti», e Buzzi racconta ai magistrati gli affanni dell'amico Luca. «Nel 2012 lui mi chiama e mi dice che stava in difficoltà economica e si stava separando dalla moglie, io ovviamente rimasi sorpreso... E lui si propose di fare una consulenza sugli immigrati, perché lui stava a questo famoso tavolo. Quindi noi questi soldi - continua Buzzi - glieli davamo un po’ per relazioni, un po’ perché non si sa mai quello che succede, sa, domani può diventare, può essere anche un investimento. Ma era partita come una sua richiesta di aiuto perché si era separato dalla moglie». Poco prima, si era invece parlato del manager di Ente Eur Carlo Pucci, anche lui foraggiato con un vero e proprio stipendio da 5.000 euro mensili secondo le accuse. «Era successo che lui si era separato dalla moglie - spiega Buzzi - c’aveva bisogno di soldi, poi amico mio e amico anche di Massimo Carminati e vabbè, gli diamo un po’ di soldi. Gli abbiamo dato 15.000 euro una prima volta, e poi ogni tanto gli davamo 5.000 euro quando ce li chiedeva». Dazioni che l'ex ras delle coop definisce come «un prestito». «Perché lui c’aveva difficoltà economiche che si era appena separato dalla moglie, perché la moglie nella famiglia era quella, insomma, diciamo la persona ricca, quindi...». Mario Schina, l'ex responsabile del Decoro urbano del Comune di Roma che, secondo le intercettazioni, aveva uno stipendio dalla Cupola di 1.500 euro al mese, nell'affresco di Buzzi è un altro marito sfortunato tornato a bussare alla sua porta, accolto e confortato nel bisogno. «Il rapporto era un rapporto di amicizia, cioè noi Schina lo conoscevamo da 20 anni, Odevaine lo conoscevamo da 15 anni, li avevamo conosciuti in posizioni di estremo potere... Quando poi non comandano più, non contano più nulla e ci vengono a chiedere un aiuto... noi glielo abbiamo dato». Il destino economico della consorte, d'altro canto, avrebbe assillato anche Massimo Carminati: «Ah, se sono arrestato io i soldi che mi dovete dare» avrebbe detto una volta il «cecato» in base a quanto riferito da Buzzi, «mi raccomando li date a mia moglie».
«Ma quali mazzette, erano solo aiuti agli amici che divorziavano»
Martino Villosio Altro che articolato sistema corruttivo, altro che «stipendi» e mazzette pretesi in cambio di favori. Gli scafati funzionari a libro a paga di Mafia Capitale non sarebbero, in...
