Politica

Crolla la fiducia in Renzi

Dopo le regionalI il Partito Democratico perde un punto e mezzo GUARDA IL GRAFICO

L’onda lunga delle Regionali si infrange contro Matteo Renzi e il Partito democratico. Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Datamedia Ricerche per «Il Tempo», infatti, la fiducia degli italiani nel premier - già da mesi su livelli non esaltanti - scende di due punti percentuali, passando dal 39% al 37%. Ma a soffrire di più, nelle intenzioni di voto, è il Partito democratico. Rispetto all'ultima rilevazione, precedente alla tornata elettorale, il Pd perde addirittura l’1,3% e precipita al 34,5%, ormai lontanissimo dall’exploit sfoderato alle Europee dello scorso anno (40,8%) e dalla soglia del 40% oltre la quale scatterebbe il premio di maggioranza già al primo turno con l'Italicum. Ad approfittare dello scivolone del Pd non è Sinistra Ecologia e Libertà, che anzi arretra a sua volta di un punto decimale passando dal 4% al 3,9%. Tutti gli altri partiti, invece, a parte Alleanza Popolare (l'unione tra il Nuovo Centro Destra e l'Unione di Centro) che resta stabile al 2,5%, fanno registrare un segno positivo. Cresce, anche se di pochissimo (+0,1%), Forza Italia. Gli azzurri passano dal 12,2% al 12,3% ma restano molto distanti dalla Lega Nord, che guadagna mezzo punto percentuale e sale al 15,3%, battendo per l’ennesima volta il suo record di sempre e confermandosi come prima forza politica di quello che fu (e che forse sarà) lo schieramento di centrodestra. Cresce anche Fratelli d’Italia/Alleanza Nazionale, che guadagna lo 0,3% e raggiunge il 4,2%. Il balzo in avanti più consistente, però, lo mette a segno il Movimento Cinque Stelle, che recupera quasi un intero punto percentuale (+0,9%), salendo dal 21% al 21,9%. Non siamo ancora al 25,5% delle Politiche 2013, ma comunque oltre il 21,1% delle Europee 2014. Come ha dimostrato il fortissimo astensionismo alle ultime Regionali, infine, per Datamedia Ricerche resta ancora molto affollata l’area del non voto, che tra astenuti, indecisi e schede bianche/nulle continua a raccogliere oltre la metà (il 52,8%) dell’elettorato potenziale nel nostro Paese.

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