«Io non faccio tutto bene»: è un Renzi più «morbido» quello che ieri ha parlato a tutto campo a Genova, alla Repubblica delle Idee, intervistato da Ezio Mauro. Ha tirato l’acqua al suo mulino, parlando del cammino percorso, ha riconosciuto per la scuola di aver fatto arrabbiare tutti, ma soprattutto ha lanciato avvertimenti all’opposizione interna del Pd (in attesa della direzione del partito di domani): «Basta sfasciare tutto. O è la fine: dietro l’angolo c’è Salvini». «Mi dispiace per la Liguria, ma non c'è partita: numericamente il Pd ha vinto e il Pd ha il consenso nel Paese che non ha nessuna sinistra europea». Anzi, in nessun altro paese «la sinistra ha il successo che ha il Pd in Italia»: sul calo di voti del suo partito osserva: «Non uniamo le mele con le pere. A quali elezioni facciamo riferimento: alle amministrative o alle europee? Guardate a Livorno dove un anno fa nello stesso giorno il Pd ha preso il 53 per cento alle europee e il 35 alle amministrative». E non ha mancato di lanciare un avvertimento alla fronda interna: «Sicuramente il Pd deve fare una riflessione e ben venga, visto che fino a pochi giorni fa si parlava del fatto che stavamo mettendo in atto una dittatura. Ma cosa c'è fuori dal Pd? La Coalizione sociale, il Podemos italiano, Pastorino? Fuori dal Pd c’è Salvini ed il centrodestra. Per essere argine all’antipolitica dobbiamo darci una smossa, ma essere consapevoli della situazione», ha continuato. «Se stai dentro una comunità rispetti le regole se no stai in un partito anarchico», ha aggiunto, prendendosela con «la sinistra che si crede più sinistra dell’altra e che fa vincere la destra». E ancora: «Basta spaccature tutto. Se fai così, è finita la storia del Pd». Poi se l’è presa con Prodi: «La nostra sinistra non ha fatto la riforma del lavoro quando era al governo, abbiamo fatto entrare nel ’97 la precarietà e non la flessibilità. Mi riferisco alla legge che abbiamo fatto quando eravamo al governo nel ’96-’97». «Penso di non aver sbagliato sulla legge elettorale», mentre «sulla scuola sì». «Non è possibile: assumiamo 100 mila persone, mettiamo un miliardo in più e li abbiamo fatti arrabbiare. Io non cerco alibi cerco soluzioni. Se è così è colpa mia. Ho fatto un capolavoro a far arrabbiare tutti», ma sia chiaro che «io non faccio tutto bene, ma ora le cose in Italia si fanno». Tra i temi anche Mafia Capitale. «La politica gregaria del malaffare? Sono totalmente d'accordo, non c'è ombra di dubbio. In questi anni la politica non ha toccato palla: quando andava bene i tecnici hanno governato, quando le cose andavano male si è permesso ai ladri di rubare. Ma c’è una differenza tra giustizialismo e giustizia, non sono tutti uguali». Renzi ha sottolineato: «Marino e Zingaretti sono completamente altro rispetto alla cricca. Bisogna riconoscere i colpevoli veri, per troppo tempo si è sparato sul mucchio». E ha ammonito: «Chi è stato condannato deve uscire definitivamente dalla politica». Ma parlando del sottosegretario Castiglione, indagato dalla Procura di Catania per l’appalto per la gestione del Cara di Mineo, ha precisato: «Io ho anche un padre indagato a Genova. Se ragiono su avvisi di garanzia i miei figli non avrebbero dovuto vedere il nonno. Ho 5 sottosegretari indagati, io credo che un cittadino è innocente fino a prova contraria. Non chiederò mai le dimissioni per un avviso di garanzia». Il patto del Nazareno? «Sembrava un Kinder Sorpresa, non si sapeva che ci fosse dentro». Ma chi lo criticava oggi lo rimpiange. E dopo l’intervista va ad incontrare il presidente della Regione Liguria, appena eletto, Giovanni Toti, perché la lotta al dissesto idrogeologico «non ha colore politico». Insieme hanno visitato il cantiere sul torrente Bisagno: «Dobbiamo fare presto - ha detto Toti - perché a ottobre pioverà anche se governa il centrodestra». «Pioverà di più», ha risposto Renzi».
Il dietrofront di Renzi: "Sbaglio anch’io"
Il premier tira botte agli amici: "Prodi ha cercato precarietà". E incontra Toti. Attacco alla minoranza: "Basta spaccare tutto. Siete i migliori alleati della destra"
